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‘A sciarra fu ppì pruppa - La lite fu per i polipi – racconto breve di Antonio Cattino.

 

Quella sera Miciu Costa varò la sua paciota che erano le 21,aveva controllato con suo cugino e compagno d'avventure Sabbaturi Mangraviti,che tutto fosse a posto,i consi erano parati e la pruppara bella abbissata,c'era il coppo al suo posto,la lenza e le esche erano belle sistemate,le bottiglie con l'acqua da bere,pendevano ai fianchi dell'imbarcazione,a prendere il fresco del mare,tutto come da anni dunque,come ad ogni uscita tutto a posto e ben preparato;la paciota scivolò sull'acqua dalla spiaggia,spinta dai due pescatori , dagli amici e curiosi,davanti alla chiesa di Grotte,destinazione "l'attaru" ...l'altare della chiesa sommersa davanti alle case basse dell'Annunziata dove per una antica ed indecifrabile fattura marina,ha sede una colonia di polipi,ben conosciuta ai pescatori della riviera.Accolta quindi dolcemente dalle onde di cammaria , la barca prese sesto,spingendosi lentamente ondeggiando verso il largo,i due accesero la lampara ed a colpi di remi ben assestati,percorsero il tratto fino alla zona dell'Attaru,dove misero in atto le consuete manovre,cercando anche di rendersi conto di quante pruppare fossero state messe in opera quella sera,ne scorsero tre,individuando i relativi galleggianti,allora Miciu e Sabbaturi fecero scendere la propria,preparata con la consueta maestria,tanto che Miciu in un momento di commozione,la baciò,prima di farla scendere nell'acqua,quindi,poi,assicurato il galleggiante al contrappeso di zavorra,lasciarono l'Attaru per la loro battuta di pesca,al largo della Baia del Ringo,all'altezza di San Raineri.Non era passata mezzanotte,quando con lo scinnenti di Maestrale entrò dal Faro una tempesta,seguita da una tromba d'aria che scosse l'aria e l'acqua dello Stretto,i due presi alla sprovvista,per l'evento improvviso,si diressero a tutta lena verso la spiaggia di San Raineri,inseguiti da folate di vento e onde che superavano le loro teste,se la videro con Dio,come si dice,ma riuscirono a riparare alla meno peggio a San Raineri,contenti per lo scampato pericolo,diedero uno sguardo d'insieme alla situazione,e videro con malcelato disappunto,che il cono della tromba d'aria,stazionava,danzando davanti a Paradiso,si ,proprio nella zona dell'Attaru,ironia della sorte proprio sulle pruppare,per poi dissolversi nel suo vento e nelle sue acque. 

l primo pensiero,a calma acquisita,fu quello quindi di andare all'Attaru e di controllare lo stato della pruppara,e quindi una volta fatta rotta su Paradiso e giunti alla posa,Miciu e Sabbaturi,notarono straniti la singolare posizione dei galleggianti,che per incanto,erano posizionati a cerchio quasi perfetto,cattivo segno,pensarono,e poi una dopo l'altra videro giungere le barche degli altri pescatori che avevano posato le loro pruppare in precedenza,e dai gesti si capiva che anche loro avevano un cattivo presentimento sull'esito della pesca.Infatti si sono dovuti accorgere tutti che le pruppare,per effetto del temporale,si erano tutte e quattro aggrovigliate,legate,intrecciate l'una alle altre,generando un groviglio subacqueo di pruppare lenze e polipi i quali imprigionati,cosa che fu difficile e complicato portare a soluzione.Accadde così che i polipi catturati erano impigliati a tutte e quattro le pruppare,determinando una palese difficoltà di potere individuare,per ognuno degli equipaggi,la corretta proprietà dei singoli polipi catturati.La discussione fu accesa ed oltremodo animata,con alzate di remi e relative sbattute a mare degli stessi...innocui si ma tali da sollevare alti spruzzi d'acqua,parolacce infernali e quant'altro,fino a quando non si fece l'accordo sull'equa spartizione dei polipi.Nel tempo di tale trambusto,giù per le case basse,a Paradiso,scendeva barcollando,un pò alticcio e canticchiando,Giacuminu detto 'U Spasimu per via del corto e sibilante respiro da vecchio incallito fumatore,e nel suo procedere,quasi a zig zag,malfermo e impacciato,scorgendo quell'ammasso scuro,ondeggiante e spumeggiante,nel mare antistante,poco lontano dalla riva,rischiarato da quattro enormi occhi luminosissimi,gli venne la convinzione che fosse emerso dalle profondità dello stretto,il mostro marino delle favole dei nonni e dei bisnonni,con quattro occhi e due teste,Cariddi?l'Orca Infernale?un mostro preistorico?...e dalla paura svenne,perse i sensi e si addormentò ai piedi di un lampione; si riprese all'alba...e raccontò così la visione infernale,corroborata dai sogni d'incubo che ebbe quella notte,avendo come uditorio negli anziani che proprio all'alba,iniziano la loro lunga giornata di passeggio e peregrinazioni,e così il mito del mostro dell'Orca assassina,o del mostruoso gigante degli abissi,riprese vita nei loro racconti della sera,avendo come testimone Spasimu,così che i bambini del caseggiato,cominciarono a scrutare la sera quel tratto di mare davanti a Paradiso,verso l'Attaru,con un certo timore,ma con la voglia di scoprire il mostro,ricamandoci sopra avventure su avventure.Ma fu una sciarra ppì pruppa-( ma fu una lite per i polipi ) . 

Antonio Cattino © 1° Settembre 2012.

Ultima modifica il Sabato, 08 Ottobre 2016 14:12
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