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rfodale

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Giovedì 9 maggio alle ore 20.30 la Compagnia di Fabio Foti rappresenterà la celebre commedia"Miseria e Nobiltà"di Eduardo Scarpetta al Teatro Annibale Maria di Francia.

Due ore di risate e tanta solidarietà perchè il ricavato dell'evento andrà ai progetti Terra di Gesù(Ospedale congolese di Kpangi,Centro Buon Pastore Casa della Misericordia,ect).

Prenota ora il tuo biglietto(10euro) telefonando al 3775298805.

- di Maria Teresa Prestigiacomo -

Londra.La regina Elisabetta ha festeggiato il 21 aprile i suoi 93 anni. La vediamo  qui in una foto di Facebook  che la ritrae sul una sua poltrona, tappezzeria  in perfetta sintonia con l'abito. Mille auguri alla brillante  regina Elisabetta dall' Italia e da www.messinaweb.eu. God  save the Queen.

- di Maria Teresa Prestigiacomo -

Messina. Ore 10.15 via Garibaldi secondo piano presso la Curia vescovile. Incontro Pasquale di sua eccellenza l'arcivesco   di Messina monsignor Accolla .Ci accoglie come un padre di famiglia sull' uscio di casa con affetto e commozione, risponde ai giornalisti:"Ricca di valore pedagogico ....e' la vostra professione di giornalista..ed allora...come si guardano gli aggettivi come si declina giornalisticamente la

 condivisione della responsabilità.?..dunque l'augurio che faccio alla città che non si stanchi nell'affrontare  il cammino verso la fede  e verso il Vangelo...e legge un brano,nel salotto:...C'è  un padre che aspetta un figlio... è  questo il precetto Pasquale 

Il Padre che aspetta il figlio, con un abbraccio, perché ognuno guadagni il senso della sua vita, con un linguaggio di speranza, pertanto rileggiamo gli strumenti della carità di Dio, diventando protagonisti di incontri e di attenzioni come persone che veramente si fanno carico di condivisione e responsabilita', di esperienze di fraternita'...giovani e vecchi, sognando di potere essere protagonisti di azioni caritatevoli..."e si congeda,  auspicando che noi giornalisti possiamo leggere qualche pagina del Vangelo ed applicarlo bella vita di tutti i giorni.

Un'ora di profonda riflessione che ci arricchisce di emozioni e sentimenti di amore, per vivere una Santa Pasqua con umiltà, nel rispetto della dignità della persona. È  presente  monsignor Cesare Di Pietro  vescovo ausiliare che tratta la Vittoria cristiana....come fare?"Il Santo Padre ci aiuta ad individuare la strada giusta...ma noi, attraverso le scuole brillanti di Messina occorre  che interpretiamo una formazione che sia finalizzata al lavoro.Pertanto, auspichiamo che la scuola possa essere sempre più formativa verso il lavoro, per una maggiore affezione dei giovani alla scuola con arricchimenti didattici formativi ....Pasqua è  rinascita economica e morale  e  quindi ..abbiamo bisogno di testimonianze di vita e di verità."

- di Marcello Crinò -

Venerdì 19 aprile 2019 si è rinnovata a Barcellona Pozzo di Gotto la doppia processione delle “Varette” del Venerdì Santo, che per le sue peculiarità è stata iscritta nel Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia (approvazione del 20 ottobre 2008; Gazzetta Ufficiale della Sicilia del 9 maggio 2014, pp. 38-44). I modi di formazione della città (due nuclei originariamente separati dal torrente Longano) hanno fatto sì che a Barcellona, caso unico, si sviluppassero due processioni con ben ventisei “varette”, costituite da sculture ispirate a opere d’arte rinascimentali, manieriste e barocche.

 DSCF2040 Barcellona

La processione di Pozzo di Gotto, risalente al 1621, seppur in forma ridottissima rispetto all’attuale, forse con il solo Ecce Homo, si è formata nella via Risorgimento, di fronte la chiesa di Gesù e Maria, dove sono custodite le varette dell’Ecce Homo e dell’Urna col Cristo morto ed è proseguita fino al Duomo di Santa Maria Assunta, disponendosi in due file nelle strade che circondano il Duomo. Da qui si è snodata lungo la via Garibaldi, raccogliendo durante il percorso altre due “varette” custodite nella chiesa delle Anime del Purgatorio. Le origini di questa manifestazione hanno chiari riferimenti alla tradizione spagnola; addobbate con fiori e luci, spesso solo con candele, hanno mantenuto nel tempo le caratteristiche iniziali.

I gruppi statuari sono sfilati secondo questo ordine: Ultima cena (rifatta nel 1863 da Carmelo Vanni; il Cristo è stato rifatto nel Novecento), Cristo nell’orto (1864, opera di Carmelo Vanni), Cristo alla colonna (restaurato nel 1864 da Carmelo Vanni), Ecce Homo (1621; rifatto nella seconda metà dell’Ottocento), Cristo porta la croce (1864), Incontro con le pie donne (1950), Cristo caduto sotto la croce (1911, autore Giuseppe Fiorello; l’opera fu premiata a Roma), Cristo spogliato dalle vesti (1980), Crocefisso (XVII secolo; sostituito nel 1865 con l’opera di Giuseppe Rossitto), Pietà (1921), I simboli della Passione (1981), Urna col Cristo morto (XVII secolo; rifatta nel 1895), Addolorata (1658 circa; sostituita nel 1875 con un’opera di Michele Grangeri). L’Urna col Cristo morto è accompagnata dai “Giudei”, in realtà soldati romani caratterizzati da un elmo sormontato da penne di pavone, che sin dal periodo paleocristiano era il simbolo della consacrazione della Chiesa, e le cui carni erano ritenute incorruttibili e pertanto simbolo della Resurrezione. Un simbolismo ormai dimenticato ma ben chiaro a chi per primo li fece realizzare. La processione si è conclusa con il baldacchino e padre Santo Colosi recante la reliquia della Croce, custodita in un ostensorio, e la Banda musicale Placido Mandanici.

 DSCF2087 Pozzo di Gotto

Le “varette” di Barcellona sono partite dalla chiesa di San Giovanni dove si erano radunate anche quelle provenienti da altre chiese e magazzini. L’origine di questa seconda processione, che presenta caratteri di maggiore sfarzo rispetto all’altra, con addobbi floreali più ricchi, risale probabilmente alla metà del Settecento (con il Crocefisso e l’Addolorata, del 1754), cioè quando la chiesa di San Giovanni fu ingrandita acquisendo l’assetto architettonico attuale, ma si è consolidata nel 1871, tanto che alcuni studiosi ritengono che questa sia la vera data di origine.

I gruppi scultorei si sono mossi in quest’ordine: Ultima cena (Ottocento; rifacimenti di Matteo Trovato, scultore barcellonese vissuto dal 1870 al 1949), Cristo nell'orto (Ottocento; restaurata nel 1976), Cristo alla colonna (Ottocento; rifatta da Matteo Trovato), Ecce Homo (Ottocento; rifatta da Matteo Trovato), Cristo porta la croce (Ottocento; rifatta da Matteo Trovato), Caduta di Cristo (Ottocento; Cristo è stato rifatto da Matteo Trovato), Crocefisso (1754; rifatto nel secondo Ottocento; figure aggiunte nel 1977 dallo scultore Giuseppe Emma), Discesa dalla croce (1948, opera di Pietro Indino da Lecce), Pietà (1948, opera della Ditta Longo), Cristo portato al sepolcro (1948, opera del leccese Manzo), Urna col Cristo morto (secondo Ottocento, rifacimento dell’Urna nel 1929 ad opera di Salvatore Crinò; il Cristo è di Matteo Trovato), Addolorata (1754), ed infine la Banda Musicale.

Quest’anno, e per la terza volta, nella processione è mancata la “varetta” del Pretorio di Pilato (1981, opera dello studio d’arte di Pietro Indino). Tre anni fa, durante la ricognizione attuata per tempo nel magazzino dov’è custodita, era stata trovata rosicchiata dai topi. Si rimane in attesa del restauro. La richiesta avanzata ogni anno dai patrocinatori delle “varette” di un maggiore interessamento da parte delle Istituzioni competenti per la valorizzazione e il restauro dei gruppi statuari non ha mai avuto esito positivo.

Anche a Barcellona l’Urna del Cristo morto è accompagnata dai “Giudei”, senza le penne di pavone ma con un semplice elmo con pennacchio. A conclusione della processione si colloca il baldacchino con padre Giuseppe Turrisi recante la reliquia della Croce e la banda musicale Orchestra Sinfonica del Longano. Dal 2016 viene portata in processione anche una copia della Sacra Sindone, appartenente alla parrocchia di San Giovanni.

Le due processioni, accompagnate dalla “Visilla”, un canto polivocale basato sul testo della Vexilla Regis del poeta latino Venanzio Fortunato, nella serata si sono incontrate sulla copertura del torrente Longano, percorrendola da nord verso sud quelle di Barcellona, e in senso inverso quelle di Pozzo di Gotto. Durante l’incontro le due processioni si sono fermate e i gruppi statuari ruotati di novanta gradi, secondo un’usanza iniziata nel 2010. L’incontro delle due processioni del Venerdì Santo sulla copertura del torrente Longano risale al 1968, artefice Don Rodolfo Di Mauro, direttore dell’Oratorio Salesiano di Barcellona dal 1961 al 1968. Alle due processioni hanno partecipato gli assessori comunali e il sindaco.

Per realizzare l’evento, molto sentito dai Barcellonesi e dai Pozzogottesi, è necessario un grande lavoro organizzativo. Ogni “varetta” è patrocinata da una famiglia, spesso sono i discendenti di quelli che l’hanno fatta realizzare, oppure da una confraternita o da un gruppo di artigiani o commercianti, che provvedono a tutto, dalla custodia all’addobbo floreale, al trasporto, al restauro, all’illuminazione ed alla cena finale. A conclusione della serata a tutti coloro che partecipano al trasporto della “vara” ed al canto della “visilla” viene offerta una cena a base di pescestocco “a gghiotta” innaffiato da buon vino.

Come ogni anno si ripropone il problema della custodia dei gruppi statuari in un luogo adatto con la creazione di un “Museo delle varette”. Alcune sono custodite nelle chiese, ma altre, soprattutto le più grandi, sono custodite in magazzini, in condizioni non ottimali per la loro conservazione. A Pozzo di Gotto stanno in un piccolo magazzino, dove filtra acqua dal tetto, collocate una dopo l’altra, senza possibilità di poterle ben controllare durante l’anno. A Barcellona alcune si trovano in un grande magazzino degli inizi del Novecento, adibito a garage, in via La Marmora.

Non sembra trovare molto consenso tra i “patrocinatori” delle “varette” la proposta avanzata lo scorso anno dall’Amministrazione Comunale di realizzare il Museo nei locali opportunamente trasformati dell’ex mercato ortofrutticolo di Nasari. Invece si sta facendo strada anche la possibilità di sistemare tutte le varette attualmente custodite nei magazzini nelle varie chiese cittadine, alcune fornite di ampi spazi.

Nel corso di un convegno organizzato il 15 aprile scorso dalla Pro Loco Manganaro e dall’associazione Sport e Salute, col patrocinio del Comune, due esperti, Andrea Italiano (storico dell’arte) e Marianna Saporito (restauratrice) hanno evidenziato la necessità di custodire in luoghi adeguati i gruppi statuari, soprattutto quelli più antichi realizzati con tela, colla e gesso, materiali molto sensibili e soggetti all’attacco di insetti vari.

Il Giovedì Santo nelle chiese vengono allestiti i cosiddetti “Sepolcri”, definiti dalla Chiesa “Altari della Reposizione”, dove sono presenti vasi con germogli di grano o cereali coltivati al buio per perpetuare, secondo una lettura “laica”, il culto greco arcaico dei Giardini di Adone, legati al mito della rinascita primaverile. A tal proposito in un passo nel Ramo d’oro di James G. Frazer (Glasgow 1854 – Cambridge 1941), uno dei fondatori della moderna antropologia, si può leggere: «I giardini di Adone vengono ancora seminati a primavera e in estate, in Sicilia; possiamo quindi dedurne che forse la Sicilia, come la Siria, celebrasse anticamente una festa del dio morto e risorto. All’approssimarsi della Pasqua, le donne siciliane seminano frumento, lenticchie e miglio dentro vassoi che conservano al buio, annaffiandoli ogni due giorni. Ben presto spuntano le piantine, che vengono legate con nastri rossi. I vassoi sono poi collocati sui sepolcri, allestiti nelle chiese greche e cattoliche il Venerdì Santo; proprio come i giardini di Adone erano collocati sulla tomba del dio defunto. L’usanza non si limita alla Sicilia ma è seguita anche a Cosenza, in Calabria, e forse in altre località. L’intera tradizione – i sepolcri e i vassoi con le piantine germogliate – potrebbe non essere altro che una sopravvivenza del culto di Adone, sotto diverso nome

Bibliografia:

A. Saya Barresi, Un caso di “Pietas” collettiva, Quaderni de “lo studente”, Palermo, 1985;

C. Biondo, Chiese di Barcellona Pozzo di Gotto, Grafiche Scuderi, Messina, 1986;

James G. Frazer, Il ramo d’oro, Newton Compton Editori, 2014 (cfr. pp. 392-393);

G. Trapani, A. Italiano, A. Il Grande, Le varette di Barcellona Pozzo di Gotto, Giambra Editori, Terme Vigliatore, 2015;

Tradizioni Barcellona Pozzo di Gotto-Sicilia, pagina facebook;

Vexilla regis, pagina facebook.

19 aprile 2019

 Messina

A poterla vedere dall'alto la Sicilia potrebbe sembrare un immenso caleidoscopio. Sono i colori delle confraternite con le loro tuniche, mantellette e cappucci, dei figuranti dentro le rappresentazioni sacre, delle fiamme dei ceri e dei lucichii di catene, spade e corazze. E' la Settimana Santa. Che ad ascoltarla è invece un vortice di suoni dai canti gravi che in certi posti chiamano lamintanze, in altri ladate. Mentre le bande musicali eseguono praticamente ovunque marce in quattro quarti lenti, musiche aderenti ai giorni di Passione: marce funebri, se per caso non si fosse compreso. Che da queste parti, su quest'isola incantevole e spesso disperata, non hanno mai rattristato nessuno, nunzie come sono di giorni di festa. Cadenze lente, suoni leggeri come farfalle a evocare la rinascita della natura, la luce che vince il buio, la vita che trionfa sulla morte. In una sola parola, la primavera. Perché è solo con la primavera che può giungere Pasqua. Anzi, nel pieno rispetto della tradizione ebraica, nel corso del Concilio di Nicea del 325 d. C., la Chiesa intese esattamente collocarla alla domenica immediatamente dopo il primo plenilunio di primavera, quest’anno precoce. Era già quello il tempo della festa per gli ebrei. Quando il cibo era per loro prestabilito. Pane azzimo, primizie agricole e l'immancabile agnello, il capro espiatorio sacrificato in nome della prolificazione delle greggi, ossia la sopravvivenza per un popolo legato soprattutto alla pastorizia. Fu esattamente in quei giorni che si consumò il dramma della Passione. Sebbene la Chiesa intese conferire a quella festa ebraica, dei connotati propri legati alla rinascita del Dio-Uomo, chiamando quei giorni che vanno dalla Domenica delle Palme al Sabato Santo: Settimana Santa.

Così la Sicilia vive il suo tempo festivo. Dalle pendici dell'Etna fino a Marsala, con la sua rappresentazione vivente del Giovedì Santo. O da Palermo, con le sue quattordici processioni del Venerdì Santo,fino a Ispica,

1 Cavani e nunziarari

Cavari e Nunziatari

dove l' eterna rivalità tra Cavari e Nunziatari esaltano i giorni di Passione. Il Padre alla Colonna da un lato, il Padre alla Croce dall'atro; Santa Maria Maggiore o l'Annunziata, Giovedì o Venerdì Santo. Senza mezze misure e con la sortita alla Cava negli anni particolari come questo. E’ lì che scenderanno Cavari e Nunziatari coi loro simulacri (familiarmente, Culonna e Cruci) per via dell’anno giubilare.

Poi c’è il centro dell'Isola, tra il festaiolo di Caltanissetta

 

real-maestranza capitano

Caltanissetta - Real Maestranze - il Capitano

e il misticismo di Enna.

Settimana Santa Enna 1r

Enna

 Giorni che si susseguono l'uno all'altro fino alla rinascita della domenica di Pasqua, qua e là rappresentata da un rituale uguale a se stesso nel quale la Madonna ancora ammantata a lutto a un certo punto incontra finalmente il figlio risorto.

A Castevetrano

Castelvetrano

Castevetrano

e a Mazara del Vallo sarà l' Aurora,

Mazara del Vallo sarà l Aurora

Mazara del Vallo

scontru a Ferla,

FERLA

Ferla

giunta a Barrafranca

Barrafranca

Barrafranca

e a Caltagirone

Caltagirone - settimana santa 3

Caltagirone

dove un gigantesco pupazzo nelle sembianze di san Pietro si muove con una certa speditezza tra Gesù e Maria, annunciando l'avvenuta resurrezione. A Monterosso Almo

Monterosso Almo

Monterosso Almo

tale momento diventa ncrinata;

u'ncuòntru a Modica,

Modica

Modica

dove è anche Madonna vasa vasa,

paci a Giuliana,

Giuliana

Giuliana

affruntata in altri posti. Ma sostanzialmente è ovunque la medesima rappresentazione, si diceva, carica di segni, teatralità, coreografie. Le varianti rituali saranno più e meno evidenti, praticamente dettagli.

A Scicli, per esempio,

SCICLI

Scicli

il Cristo risorto è una statua di robuste e belle fattezze, è un uomo nello splendore dei suoi anni. Quel simulacro sembra volere evidenziare davvero la forza fisica dell'Uomo-Dio, tanto da essere popolarmente chiamato Omu vivu. Ma anche Gioia. Entra in scena alla mezzanotte del Sabato Santo, quando in un contesto di grande, incredibile fragore emozionale, nella chiesa di S. Maria La Nova cala il telo dietro al quale spunta l'amato e osannato Omu Vivu. Ecco, questo momento a Scicli è chamato 'a Risuscita. Nella stessa notte in cui

a Ferla

Ferla sciaccarate

 Ferla

le sciaccarate accompagnano la corsa d' u Gesummaria dalla chiesa di S. Sebastiano al convento dei Cappuccini. La Resurrezione è dunque avvenuta. E prende il via 'a Madonna 'o scontru. Le sciaccare, ossia i fasci di ampelodesma accesi sono le fiaccole di questa notte, l'inconscia e attesa catarsi dei transiti stagionali nei quali si richiede la magia del fuoco scacciamali mentre 'u Gesummaria corre e lo farà anche a mezzogiorno quando si incontrerà con la Madonna, curiosamente, iconograficamente, una Immacolata.

Come a Comiso

Comiso

Comiso

sarà un'Annunciazione (un gruppo scultoreo con la Madonna e l'angelo) a incontrarsi con il Risorto. Ma anche questo ha poca importanza innanzi al cosiddetto tempo "rappresentato", che si svolge cioè in quel momento e che non è commemorato ma vissuto nel tempo rigenerato. Che rispetto alle altre feste nella Pasqua ha un valore diverso, assoluto. Nel suo ciclo lungo otto giorni. Dall'ingresso trionfale a Gerusalemme alla Resurrezione attraverso il transito dalla Morte.

A Sortino 'u nummu ru Gesu

A Sortino settimana santa

Sortino

aveva rischiarato la notte tra il Giovedì e il Venerdì Santo con le farate a lui dedicate. Nel giorno del gran lutto la rigenerazione della vita avanza a partire dalle quattro del mattino dalla chiesa di S. Sofia. Si tratta di un Cristo alla Colonna profondamente amato dalla gente del posto. La processione dura tre ore ed è semplicissima. Ma di grande fascino e di una suggestione amplificata forse dal fuoco di quei falò che chiamano, appunto, farate.

Durante il suo tragitto il simulacro sosta in diverse chiese tra le quali quella di Montevergine dove le suore benedettine di clausura, da dietro le grate intonano il canto struggente del Miserere.

Quando poco oltre le sette del mattino la processione rientra nella chiesa di S. Sofia, ovunque si avverte l'atmosfera unica e inconfondibile del Venerdì Santo.

A Niscemi,

Niscemi

Niscemi

per esempio, elementi delle rappresentazioni figurate convivono con i simulacri delle processioni. Un Cristo portante la croce viene avviato verso il Calvario nell'ufficialità di una processione solenne. Si tratta di un Cristo realizzato in pelle di antilope che poi viene spogliato dalle vesti e crocefisso.

In simili mescolanze di teatralità e mute rappresentazioni,

a Mazzarino, in provincia di Caltanissetta,

Mazzarino  settimana santa

Mazzarino

la processione del Venerdì Santo prevede tre distinti momenti: l'incontro tra Gesù e san Giovanni, tra Gesù e la Veronica che gli asciuga il volto e infine tra Gesù e la Madonna.

Un'ora prima della processione viene nominato il "Maestro incappucciato"destinato a guidare il corteo alla volta del Calvario. L'identità dell'uomo viene resa nota soltanto alle Forze dell'Ordine.

Il cataletto con il Cristo Morto uscirà a sera. Ma di simulacri del Cristo Morto, quasi sempre seguiti da Maria Addolorata, in questo giorno la Sicilia è piena.

Tra il centro e la periferia la sola Palermo ne propone addirittura quattordici, si diceva. Tra le più rilevanti quelle degli antichi Quattro Mandamenti della città: la processione dei Cassari

processione dei Cassari palermo

Cassari

e quella dei Cocchieri che una volta si facevano al mattino,

dei Cocchieri  palermo

Cocchieri

 

la Soledad

Soledad palermo

Soledad

che esce dalla chiesa di S.Nicola da Tolentino nella centralissima via Maqueda.

Degna di menzione, per l'incomparabile bellezza della Vergine Addolorata e la corale partecipazione cittadina, la processione che frattanto si svolge a Marsala;

Vergine Addolorata Marsala

Marsala - l'Addolorata

sebbene di maggior richiamo risulti quella figurata del Giovedì Santo. Tale processione, detta dei Misteri (sebbene le abbiano inspiegabilmente cambiato “insegna” chiamandola “Sacra rappresentazione della Passione e Morte”), risale addirittura al 1580 , sebbene con varianti assorbite dai secoli, viene organizzata dalla Confraternita di S. Anna. Un elevatissimo numero di comparse rappresentanti quadri della Passione e Morte,

Marsala

Marsala comparse

sfilano tra le strade di Lilibeo a partire dalle ore 13,00 fino al tramonto. Il corteo è chiuso dal simulacro del Cristo Morto e da un'Addolorata realizzata su copia della più pregevole, venerata (e trasformata dopo un irriguardoso recente restauro) statua che va in processione il giorno dopo.

Siamo qui nell'estremo lembo della Sicilia Occidentale, dove i giorni della Settimana Santa conservano ed evidenziano una meravigliosa mistura tra il luttuoso e la festa. Come a Trapani, durante le sue processioni, dal Martedì al Sabato Santo, da quella della Madonna dei Massari

 

Madonna dei Massari

Madonna dei Massari

fino al rientro dell’Addolorata che chiude la ultrasecolare processione dei Misteri: diciotto gruppi statuari seguiti dai simulacri dei Gesù Morto e di Maria.

 

Spartenza
 Gruppo I° - LA SEPARAZIONE -  ceto degli Orefici
Lavanda
Gruppo II° - LA LAVANDA DEI PIEDI  - CETO PESCATORI
Ortolani
Gruppo III° -  GESU' NELL'ORTO DEL GETSEMANI - CETO DEGLI ORTOLANI
Cattura
Groopo IV°  L'ARRESTO - CETO DEI METALLURGICI
Cedron
Gruppo V° -CADUTA AL CEDRON - CETO DEI NAVIGANTI
Annan
Gruppo VI° - GESU' DINANZI AD HANNA -  CETO DEI FRUTTIVENDOLI
 Negazione
 Gruppo VII° -  LA NEGAZIONE - CETO DEI BARBIERI E PARRUCCHIERI
 Erode
 Gruppo VIII° -  GESU' DINANZI AD ERODE -  CETO DEI PESCIVENDOLI
 Flagellazione
  Gruppo IX° - LA FLAGELLAZIONE - CETO DEI MURATORI E SCALPELLINI
 Spine
 Gruppo X° - L'INCORONAZIONE DI SPINE - CETO DEI FORNAI
 Homo
 Gruppo XI° - ECCE HOMO - CETO DEI CALZOLAI E CALZATURIERI
 Sentenza
 Gruppo XII° - LA SENTENZA - CETO DEI MACELLAI
 popolo
 Gruppo XIII° - L'ASCESA AL CALVARIO - APPARTIENE ALL'INTERO POPOLO
 Spogliazione
 Gruppo XIV° - LA SPOGLIAZIONE - CETO DEI TESSILI-ABBIGLIAMENTO
 Sollevazione
 Gruppo XV° - LA SOLLEVAZIONE DELLA CROCE - CETO DEI FALEGNAMI, CARP.RI E MOB.RI
 Ferita costato
 Gruppo XVI° - FERITA AL COSTATO - CETO DEI PITTORI E DECORATORI
 Deposizione
 Gruppo XVII° - LA DEPOSIZIONE - CETO DEI SARTI E TAPPEZZIERI
 TRasporto
 Gruppo XIII° - IL TRASPORTO AL SEPOLCRO - CETO DEI SALINAI
 Urna
 Gruppo XIX° - IL SEPOLCRO - CETO DEI PASTAI
 Addolorata

 Gruppo XX° - L'ADDOLORATA - CETO DEI CAMERIERI, CUOCHI, COCCHIERI, AUTISTI, BARISTI,

                                                         PASTICCERI, ALBERGATORI, RISTORATORI ED AFFINI.

 

 Il modo di vivere e di celebrare la Settimana Santa in Sicilia insomma, non è esattamente uguale da un posto all'altro. Non sempre, inoltre, i valori rituali risultano pienamente conservati. O forse nuovi significati sono stati mutuati nelle pur secolari cerimonie puntualmente proposte ogni anno. Ma gli intimi significati dei riti della Settimana Santa rimangono più o meno inconsapevolmente avvertiti tra i partecipanti a vario titolo delle varie manifestazioni che agitano città e paesi, centri grossi e piccoli.

La vita predomina sempre su tutto. Questo almeno è certo o di questo magari ci si illude.

Anche a Pietraperzia, vicino a Enna, e di Venerdì Santo. Al tramonto, dalla chiesa del Carmine, esce 'u Signori di li fasci.

Pietraperzia

Pietraperzia

Il grande albero della vita è una lunga trave di legno alla cui sommità svetta il Crocefisso posto sopra un globo policromo sotto al quale, da un cerchio di ferro, si diramano le fasce. Si tratta di oltre duecento strisce di lino bianche, spesso ricamate, larghe circa quaranta centimetri e lunghe trentasei. Ciascun fedele, per ragioni di voto, ne regge il lembo. L'effetto è stupefacente, perché le fasce creano una sorta di cono destinato ad allargarsi e a restringersi in base all'ampiezza delle strade percorse. Pietà e Misericordia, Signuri ! è l'invocazione destinata ad accompagnarne il cammino fino a notte fonda, assieme ai vocalizzi dispensati dai ladatura. Sviscerare significati e simboli di questa processione richiederebbe non poco spazio, tuttavia l'albero rappresenta la forza universale che rigenera il tempo. E le feste di Pasqua insomma, rimangono prepotentemente legate al concetto rigenerativo dove fondamentale è il passaggio dal disordine, dallo scontro tra le forze del bene e del male.

Significativo lo scorrazzare dei Giudei di San Fratello, nel Messinese.

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I Giudei

Strombazzano, sgambettano, producono rumori. Vestiti di una singolare giubba rossa e gialla, coprono il volto con un cappuccio rosso sopra il quale un buffo elmetto, dichiarandosi gli uccisori di Cristo. Trionfano nei giorni di Giovedì e Venerdì, quando il Cristo, infatti, è momentaneamente morto, assente dal mondo.

E' lo stesso principio che ci riconduce alla domenica di Resurrezione, poco prima dei numerosissimi incontri sparsi in tutta l'Isola, tra Gesù e Maria.

Ad Adrano, per esempio -

 

 

Ad Adrano

Adrano

come del resto a Prizzi

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ballo-dei-diavoli-prizzi

dove la pantomima prevede due diavoli e la figura della morte - i diavoli tentano di imporre il male ostacolando il momento topico della simbologia pasquale.

I diavulazzi di Pasqua, che sono cinque ed escono da una botola,intenderebbero ammaliare gli uomini nel corso di una rappresentazione inscenata su un palcoscenico allestito nella piazza principale del paese, indicando, mostrando agli spettatori la tomba vuota.

Il finale? Scontato quanto vogliamo, comunque il deus ex Machina è san Michele il quale, ovviamente, sconfiggerà le forze del male mentre, intorno alla rappresentazione di Adrano,

Il Risorto e lAngelo adrano

Adrano

non mancano i classici simulacri caratterizzanti la giornata. Il Risorto e l'Angelo (l'Arcangelo Gabriele) escono dalla chiesa del SS. Salvatore per recarsi alla Chiesa Madre dov'è il simulacro di Maria. Finita la "Diavolata" andranno in processione tutti e tre.

La rappresentazione di Adrano è tratta da un dramma datato 1752, scritto da Don Anselmo Laudari; l' "Angelicata"ossia la seconda parte, è stata introdotta nel 1980 e non è chiaro se tale aggiunta rientrasse negli intendimenti dell'autore.

Ma innovazioni più o meno necessarie, aggiustaggi e correttivi, non sono cosa rara nel panorama festivo siciliano. A Prizzi, l'incontro (ostacolato dai diavoli) una volta unico, viene oggi proposto cinque volte, non più di mattina ma nel pomeriggio.

Niente male per chi dovesse trovare nei paraggi. Singolari e maestosi sono infatti gli archi di Pasqua a San Biagio Platani,

Archi-di-pane-San-Biagio-Platani-10

gli archi di Pasqua a San Biagio Platani

frutto della creatività e del certosino lavoro dei Signurara e dei Marunnara. Un ennesimo dualismo. Ancora. Gli archi sono costruiti con le canne, i pani, i datteri; rosmarino e agrumi per le decorazioni. Strutture monumentali sopra le quali svettano, ancora più in alto, cupole e campanili finti; sotto pendono lampadari realizzati con ceci, fagioli, gusci di lumache, per l'intera lunghezza della strada. Il corso principale è diviso simbolicamente (e materialmente) in due dalla chiesa Madre. Lo si capisce dalle bandiere poste fra gli archi, in cima ai campanili. Rosse per i sostenitori del Signore, azzurre per i devoti della Madonna. Verso mezzogiorno la Madre spunta sotto gli archi costruiti per lei, il Figlio sbuca esattamente dal lato opposto. All'altezza della chiesa madre l'incontro conclusivo, tra colombi e battimani.

La chiara mattina della Domenica della Domenica delle Palme sembra un ricordo lontano, quasi sbiadito. Ma è una constatazione che rammarica i siciliani. Perché esattamente fra le palme e gli ulivi da benedire che avevano dato inizio alle Feste di Pasqua.

 

(Le foto dei Misteri di Trapani sono di Rosario Fodale)

(Le altre foto sono  estratte da Internet)

 - di Marcello Crinò -

La Pro Loco Alessandro Manganaro, assieme al Lions Club e il patrocinio del Comune, in occasione dell’uscita del volume “Tutte le poesie” di Bartolo Cattafi (Barcellona PG 1922-Milano

1979), curato da Diego Bertelli, pubblicato da “Le Lettere”, in libreria dall’8 aprile, ha organizzato una mostra e la presentazione del libro sul noto poeta. La mostra, dal titolo “Poeta nomade tra tenebra e azzurro”, allestita nel Villino Liberty, è stata inaugurata il 17 aprile 2019, mentre la presentazione del libro si svolgerà il 24 aprile, con la partecipazione dello stesso Bertelli.

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Nella sede del Villino la mostra è stata introdotta da una breve presentazione curata da Flaviana Gullì, presidente della Pro Loco. Ha ricordato che la mostra e la presentazione nascono in occasione dell’uscita del libro con tutte le poesie di Cattafi, un poeta conosciuto solo dagli addetti ai lavori. La mostra presenta documenti foto e testi su Cattafi raccolti negli anni da Gino Trapani, vero esperto barcellonese di Cattafi, artefice e curatore degli Atti fino al 2008 del Premio Cattafi, di risonanza nazionale, che ha visto premiati autori del calibro di Dario Bellezza, Vincenzo Leotta, Basilio Reale, Giovanni Raboni, Iolanda Insana e Maria Luisa Spaziani. Un poeta che ha suscitato l’interesse delle Università di Firenze e Macerata e sul quale sono state svolte tesi di laurea. La mostra presenta altresì alcune foto provenienti dalla Biblioteca Comunale, raccolte da Nino Sottile Zumbo e la scultura “L’osso l’anima” di Giovanni Fugazzotto, vincitrice dell’edizione 2005-2008 del Premio Cattafi. Un premio patrocinato dal Comune di Barcellona che non si svolge più per problemi economici. E proprio su questo è intervenuta l’assessore alla cultura Angelita Pino, la quale ha affermato di aver discusso del rilancio di questo Premio proprio nei giorni scorsi con il neo esperto del Sindaco Salvatore Scilipoti, vice presidente della Pro Loco. E’ sua intenzione, ha ribadito, di rilanciarlo ma ci sono problemi economici.

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L’inaugurazione della mostra, che rimarrà aperta fino al 26 aprile, domeniche escluse, si è conclusa con la lettura di poesie di Cattafi a cura delle poetesse Giulia Maria Sidoti e Maria Morganti Privitera. Entrambe hanno avuto il privilegio di conoscere il poeta Cattafi: la Sidoti ha parlato della malinconia vista negli occhi di Cattafi, definendolo un grande, mentre la Privitera ha definito favolosa la sua poesia.

Nei giorni scorsi l’uscita del volume è stata annunciata dalle pagine de “la Lettura”, supplemento culturale del Corriere della Sera del 31marzo, con una bellissima recensione di Roberto Galaverni, il cui sottotitolo, emblematico, recita: “Autore trascurato, viene celebrato con l’opera omnia. Come dire: punto e a capo”.

17 aprile 2019

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