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INTERNET E L'EMIGRAZIONE

 

- di Marco Giuffrida -

 

Un passo indietro per focalizzare scenario ed eventi, da cui ha origine questa breve storia che “attraversa” ben due secoli e dura “soltanto” cinquant'anni!


Momenti di gioia, di dolore e, soprattutto, vuoto e silenzi, fino a quando la “Rete” è riuscita con le sue maglie a ripescare quanto inesorabilmente sembrava perduto.

1955. Una “chiamata” a Roma per comunicare a mio Padre che, con la promozione, sarebbe stato trasferito.


“Dove vuole andare, Dottore? A Milano o a Belluno?”


Questa, in sintesi, la domanda che fu rivolta da un Funzionario del Ministero a cui, prontamente, mio Padre rispose: “a Milano!

Immagino il rapido ragionamento fatto per indicare nella Città meneghina la nuova sede: la guerra appena finita e l'Italia, ancora ferita, con un grande bisogno di scuotersi di dosso danni, povertà, addirittura miseria. Già si intuivano i segni di una Rinascita che, proprio in Milano, con le sue Industrie ricostruite ed i Commerci in piena attività, vedeva il “baricentro”.

Non fu Milano ma Belluno! Ad evitare, spiegarono, che nella città Lombarda, il papà potesse avere “legami” che avrebbero potuto condizionare la sua posizione delicatissima di “Servitore dello Stato”.


Lui fu costretto a partire quasi subito per la nuova sede, lasciando la famiglia a Messina in attesa, fra l'altro, di trovare casa e, soprattutto, perché noi ragazzi potessimo finire tranquillamente l'anno scolastico e riprendere i corsi di studio nelle scuole bellunesi.

Tutto semplice, addirittura “liscio”. Apparentemente!

Quattordici anni vissuti nello stesso ambiente, anzi, in un microcosmo “speciale” di Messina. Speciale almeno per me: il Torrente Boccetta!


Un'Oasi dove era possibile incontrarsi e, a seconda dell'età, giocare, discutere, progettare.


Due strade parallele, con al centro l'alveo del Torrente coperto ed arredato con aiole di oleandri e panchine semicircolari in pietra, al cui centro, piccole piante di palme.

Eccomi dunque, dalla primavera all'autunno d'ogni anno, ad incontrarmi all'aperto con i miei amici.


Potrei nominarli tutti ed indicarne il nome, uno ad uno.


Mi piace, però, soffermarmi di più su quattro di loro con cui, anche dopo la mia partenza e per diversi anni, ho mantenuto i contatti. Quattro fratelli: la maggiore, Maria; il primo dei maschi Annibale, poi Franco e, infine, il più piccolo Renato, di pochi mesi allora, a cui la sorella maggiore, spesso, faceva da “mamma”.

Partire è un po' morire dice il vecchio adagio. Unica consolazione il fatto, che all'allontanamento dagli amici si presentava per me l'illusione di un Futuro, probabilmente, migliore lì nel profondo Nord.
Come si diceva, come si sperava.

Ci si immergeva negli anni del boom e del Benessere e lo si avvertiva chiaramente nell'aria.

I miei quattro Amici, dunque.
Ricordo perfettamente la desolazione che colpì la loro famiglia con la morte del Padre. Piansi con loro e giurai a me stesso che quella sarebbe stata l'ultima volta della mia vita che lo avrei fatto.


Era di maggio, poco prima della fine dell'anno scolastico.
Maria venne a scuola vestita di nero ed Annibale, all'occhiello della giacchetta grigia, portava una vistosa striscia nera. Anche le loro scarpe erano diventate “miracolosamente” ed improvvisamente nere. Così si usava...... dolore “dentro” e lutto, in vista, fuori.

Unii il loro dramma al mio e partii con un carico incredibile di tristezza, mitigato appena,  per quattro anni, dal fitto scambio di corrispondenza che ci tenne aggiornati delle novità, dello stato di salute delle famiglie, dei progressi negli studi....... Un solo incontro, poche ore, nel 1961.

Poi, inevitabile, per il divergere delle nostre Vite ed il trascorrere del tempo, l'affievolirsi dei contatti fino allo spegnersi totalmente.
Infine, solo silenzi.

Di tanto in tanto il risvegliarsi prepotente del Ricordo di quei ragazzi oramai grandi, cresciuti come me ma lontani. E poche angosciose domande, rivolte a me stesso.
Dove cercare? Come?

Oramai il silenzio si era sommato alla nostalgia ed al bisogno, mai soddisfatto, di sapere della loro salute, della loro Vita! Mi restavano soltanto una manciata di foto scattate nell'ultimo incontro, e qualcuna che loro stessi mi avevano inviato.


Certo non intendevo appoggiarmi ad un investigatore privato e neppure ricorrere a quelle assurde e melense trasmissioni radio o televisive. Ma, in qualche modo dovevo farcela!

Quanti gli anni di timide ricerche e, soprattutto di grandi speranze, sempre deluse per riuscire a sapere?


I conti sono presto fatti: una cinquantina d'anni e qualcosa di più.

Poi arrivò Internet.


Con il computer avevo (ed ho) una certa dimestichezza, acquisita con la passione ed il lavoro, e non mi è stato difficile cominciare a cercare.


Non potevo certo pensare che anche i miei amici avessero conoscenze “tecniche” e, dunque, avrei dovuto “provare” con i figli se non, addirittura, con i nipoti.

Chat? Social Network? Si, anche quelli!

Con molta prudenza e riservatezza ho iniziato ad esplorare questi “ambienti” senza successo finché un giorno ho scoperto, e ci sono entrato mettendoci la faccia, il più noto ed importante “punto d'incontro” frequentato da ragazzi ed adulti.


Furono tentativi infruttuosi vagando con frettolosa ansia e senza metodo. Poi, sistematicamente, ho provato ad contattare tutti quelli che avevano il cognome dei miei Amici: “soltanto” duecento novanta fra femmine e maschi, giovani e vecchi.

Ho inviato poche righe chiarificatrici, delicatissime e con tanto di presentazione per chiedere e da cui ho avuto risposta, purtroppo, sempre negativa.

Poi, un giorno, “nell'icona” piccina piccina, una giovane bionda e, sullo sfondo, il porto di Messina.


Provo, con la certezza in cuore, di un'ennesima risposta negativa. “È l'ultima volta”, mi dissi! Invece......

Dopo alcune ore, mentre digitavo altro alla tastiera, un “bip” che mi annunciava l'arrivo di un messaggio!


Eccolo, testuale con qualche piccola omissione: “Buonasera... le persone di cui lei parla sono mio padre (Annibale) ed i mi zii. Quindi credo che abbia trovato il giusto contatto per una CARRAMBATA. Noi viviamo a …....., a parte lo zio Renato che sta in…....., e...si, il panorama alle mie spalle è quello di Messina, sono spesso lì per lavoro.


Saluti”.

Felicità assoluta!


Cinquant'anni e più di ricerche e silenzi cancellati in un attimo grazie a Internet d'apprima, al telefono poi. Ed a Skype, ultimo, con cui ci siamo perfino visti. Ma, nel bene e nel male, soprattutto, abbiamo, HO saputo!!

Ancora non siamo riusciti a incontrarci. La stretta di mano e l'abbraccio fanno parte delle speranze che aiutano a vivere... guardando lontano.

Ultima modifica il Sabato, 08 Ottobre 2016 14:51
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