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Morire al Policlinico di Messina: aiuto!!!! Pazienti deceduti lasciati nelle stesse stanze di quelli ancora vivi

 

- di Rosario Fodale -

 

Morire in stanza con altri degenti, in un reparto del Policlinico Universitario di Messina non è una esperienza positiva. Ne sa qualcosa il sottoscritto,  Rosario Fodale,  al quale proprio ieri pomeriggio è venuta a mancare l’amata suocera.

L’anziana signora, dopo il decesso, è rimasta per circa due ore e mezzo, nel proprio letto d’ospedale con accanto altri pazienti e con i solerti medici ed infermieri che si dimenavano telefonicamente con il personale della sala mortuaria per la traslazione della salma. Quest’ultima, è stata spostata solo quando i responsabili della sala mortuaria si sono dichiarati disponibili nel riceverla. E nelle due ore e mezza di attesa per la traslazione della salma, vergognoso a dirsi, non si è neppure pensato di trasferire la povera defunta, dalla camera in una stanzetta dello stesso reparto. Il che la dice lunga sulla mentalità, umanità e sensibilità dell’amministrazione dell’ospedale in materia. Mia suocera è deceduta attorno alle 18 e solo verso le 20,30 circa, è uscita dal reparto. Immaginate voi come si potevano sentire gli altri pazienti della stanza costretti a non mangiare, spostati nel corridoio. Vi è chi perfino ha dovuto subire una trasfusione di sangue, accanto alla defunta.

Cose da pazzi!!!! Pazienti deceduti lasciati nelle stesse stanze di quelli ancora vivi che avrebbero diritto di curarsi pensando più alla vita che alla morte!!! Al Reparto di Medicina Interna del Policlinico Universitario di Messina non esiste una “stanza del commiato” per i pazienti appena deceduti che non hanno più bisogno di assistenza,  che sia capace di dare discrezione e tranquillità  ai familiari nel grande dolore del momento.  E così si continua a non capire e a sperare di morire di notte, con la complice discrezione di un’ora in cui i pazienti riposano e gli infermieri, pochi, sono un po’ più liberi. Per disturbare meno e per non bloccare nei tempi tecnici (spesso lunghe ore) le vite degli altri.

V’è di più!!  In tutto il nosocomio, il più importante a livello locale, le uniche due ambulanze adibite non solo per il trasporto dei pazienti da e verso il pronto soccorso ma anche, per, appunto, la camera mortuaria, ad un certo orario non funzionano più. Che indignazione e sdegno per certe disfunzioni e per i numerosi disagi che ne conseguono!!!

Si rivela necessario rieducare alla morte una parte della società: nello specifico gli operatori sanitari, gli amministratori: una sfida che arrivi a far recepire la morte non antagonista ma parte della vita! E’ fondamentale che si umanizzino i processi che circondano eventi simili consentendo agli operatori ospedalieri, di gestire con maggiore delicatezza i sentimenti dei parenti dei defunti di vivere, nel rispetto della morte, con affettuosa tenerezza, il distacco dall’estinto nonché il diritto degli altri degenti e pazienti in cura ricoverati di non assistere a simili visioni.

Chissà se i Responsabili di questo fatto increscioso un domani si trovassero nelle stesse condizioni come  risolverebbero questo problema?

Passiamo la palla a chi di competenza per prendere gli opportuni provvedimenti del caso, quantomeno per una questione di civiltà ed umanità.

Ultima modifica il Sabato, 08 Ottobre 2016 14:53
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