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CANDIDONI

- di Rocco Giuseppe Tassone -    

Lungo i confini Nord della Piana di Gioia Tauro, ai piedi delle Serre, a separare la provincia di Reggio Calabria da quella di Vibo Valentia troviamo il piccolo ed ameno paese di Candidoni che da un altura di 239 m ed un territorio ampio 26,8 kmq, dai piedi dei monti si proietta conquistando dolcemente il mare Tirreno, rappresentando, il centro abitato, un vero e proprio balcone sulle Valli del Mesima, del Metramo e del Petrace.

     Di origine sicuramente greca come vuole la tradizione che racconta la leggenda di un nobile guerriero, che a seguito dell’invasione della vicina Medma da parte dei Longobardi e Saraceni, scappò verso l’interno fino a raggiungere un affaccio sul mare ma sufficientemente lontano a cui diede il proprio nome: Kandidus da cui Candidoni.

     Le vicende storiche vedano il centro muoversi su e giù su una scala di valore e di importanza politico-economica che ha seguito le sorti della vicina e più importante città di Borrello.

Appartenne al gran Giustiziere di Calabria Giovanni Candida e ai suoi eredi. Nel 1054 Unfrudo il Normanno acquistò il paese con le sue terre e due anni dopo lo cedette al fratello Roberto conte di Calabria. Passò qualche anno sotto Gualtiero Appard, poi sotto Carlo d’ Angiò, Tommaso d’ Argot e Ruggero di Lauria, i Sanseverino, casa d’ Aragona e quindi, come contea di Borrello passò ai Pignatelli che governarono fino al 1806.

     Il legame con Borrello non è stato solo politico, ma anche nella sorte. Il terremoto del 1783 ha cancellato definitivamente Borrello e devastato gravemente Candidoni che ha avuto in quell’occasione 40 morti di cui 22 maschi e 18 femmine. Tra i morti si annoverano i nomi del notaio Pasquale Insardà, del fisico D. Carlo Antonio Cognetti, del rev. D. Domenico Loschiavo e del rev. D. Francesco Spanò il cui corpo venne trovato tra le macerie solo quattro mesi più tardi.

Gravi i danni anche al patrimonio artistico: distrutti diversi conventi e le cinque chiese nel centro abitato. Dieci anni più tardi grazie all’ operosità della gente, veniva consegnata al culto la nuova chiesa parrocchiale dedicata a San Nicola che portando la data del 1793 è, oggi, una delle chiese più vecchie della Piana di Gioia Tauro ed è anche una delle più ricche di opere d’ arte come l’altare marmoreo d’ imponente maestosità, le due grandi statue raffiguranti Pietro e Paolo e le numerose statue lignee ed arredi risalenti ai secoli XVII-XVIII. Oggi, purtroppo, la chiesa, dopo un restauro “assassino” di qualche anno fa, è stata ripulita e messa al sicuro ma necessita di ulteriori interventi altrimenti rischia di polverizzarsi nell’abbandono e nell’ indifferenza al pari dei ruderi di Borrello il cui territorio ricade nel comune di Candidoni.

     L’ economia del centro è prettamente agricola con produzione di olio, agrumi, latticini e sfruttamento forestale.

     Tra i personaggi che hanno dato lustro a Candidoni vogliamo ricordare: padre Bonaventura Bardasci, ministro provinciale e commissario generale dell’ Ordine dei Minori Conventuali di S. Francesco nella provincia di Calabria Citra ed Ultra, maestro e fine compositore musicale da noi scoperto qualche decennio addietro anche se ricordato per la sua barbarie nei processi dell’inquisizione; Antonio Cantucci anche egli provinciale dei Minori Conventuali e maestro latinista; Domenico Simonelli presente ai moti risorgimentali del 1848; Teresa Cognetta (1895-1996) prima ed unica a tutt’oggi centenaria del luogo e come poeta, cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica, Rocco Giuseppe Tassone ricordando soprattutto le poesie “ Vecchio Paese”  e  “ Commiato ” dedicate a Candidoni. Come storico del luogo è da ricordare Ferdinando Mamone, in campo pittorico Gregorio Simonelli.

     I cognomi ancora presenti: Albanese, Alifraco, Alvaro, Aruta, Barbalace, Bellissimo, Cacciatore, Calzone, Cannatà, Cavallaro, Ciccarelli, Cognetta, Corbo, Cuccione, Di Giglio, Eburnea, Fialà, Fiumara, Frisina, Fruci, Furfaro, Ganino, Garisto, Gatto, Giordano, Gucciardi, Iaconis, Lacquaniti, Lamanna, Lamberti, Larocca, Lentini, Lovece, Loverso, Macrì, Maio, Mamone, Massara, Masso, Mazzitelli, Monea, Montorro, Muratore, Nicolaci, Nocera, Ozimo, Ozzimo, Pavone, Proto, Rachele, Rafele, Riniti, Riolo, Russo, Scarfò, Scarmato, Sibio, Simonelli, Sorbara, Sorrenti, Soverino, Spanò, Tartaria, Tassone, Varatta, Vinci, Vona, Zirino, Zuppardi.

     I cognomi scomparsi: Almaviva, Armenio, Beniamina, Calimera, Callà, Campisi, Capria, Carbone, Catalano, Cavallari, Chiniamo, Crocitta, D’Agostino, De Luca, Distasio, Facciolo, Franzè, Curuli, Gagliardi, Gallo, Gallucci, Golotta, Grillea, Ioculano,  Laccisani, Lamari, Lascala, Lisotti, Loielo, Longo, Luppino, Luzza, Malvaso, Mannella, Marazzita, Micali, Mileto, Monfilier, Paglianiti, Palaia, Parrotta, Pascale, Pasalia, Polito, Primavera, Pompeo, Prossomariti, Quaranta, Raffaele, Restuccia, Riga, Romano, Sarleti, Sarlo, Simonetti, Sofrà, Soraci, Taverniti, Vigliarolo e Zurzulo.

     I soprannomi più comuni: Allampata, a rizza, a tenenta, a topa, barilla, buttazzeru, cacacicca, caneva, cataciu, catalanisa, cerameraru, ceru i timpa, cicca-cicca, cinesi, cipurazza, cipuragghj, coddararu, donnacicca, fischiottu, focumavi, giacca di ferru, giratesta, guccera, locchiuna, lucertera cu dui cudi, mangiaruga, mascialai, mazza, mbumba, misefari, modulu, mulinara, mussu pilusu, mussu stortu, ndanni, neus, nizza, ntrupati, pacchiana, parlicchiara, perbacco, perciapitta, pirria, pistolu, rizzonisu, rollu, ruvasciaru, ruvettu, salinaia, scoquecchiu, sparetta, spicchisi, tabaccu, tamba, taraciccu, tarramotu, teravrasci, tricchiuppi, u giallu, u lepru, u zzoppiceru, ciciiu.

I Caduti: Riolo Giovanni guerra 1911-12/Alvaro Giuseppe guerra 1915-18 / Golotta Giuseppe idem / Lamanna Antonino idem / Luzza Domenico idem / Massara Francesco idem / Riolo Giuseppe idem / Sofrà Giovanni idem / Tassone Francesco idem / Riga Pietro guerra 1936/ Bellissimo Michelangelo guerra 1940-45 / Calmera Filippo idem / Campisi Gaetano idem / Corbo Giacomo idem / Gatto Antonino idem / Gatto Vincenzo idem / Mannella Nicola idem / Malvaso Bruno idem / Montorro Domenico idem / Riolo Giovanni idem / Scarfò Gregorio idem / Simonelli Rocco idem-

 Ben 24 sono stati i Cavalieri di Vittorio Veneto nominati ai sensi della legge 263 del 18.3.1968 dal Presidente della Repubblica tra cui Michelangelo Giuseppe Bellissimo croce al merito di permanenza in campo di combattimento.                                                                                                                                   Patrono di Candidoni è San Nicola ma la festa religiosa principale è San Gaetano che cade il 7 agosto. Tradizione è la sagra della nacatola che si svolge in occasione della festa di S. Gaetano.     Da visitare, oltre la chiesa parrocchiale, quello che rimane del palazzo Golotta, la biblioteca comunale, la Fontana vecchia, il monumento ai Caduti, il Calvario, il Tempio nel vecchio cimitero e i ruderi di Borrello e dei conventi di santa Lucia e sant’ Andrea. Perduto per sempre il bellissimo palazzo Laccisani ( sec. XVI-XVII ). Dal punto di vista speleologico interessante sarebbe una ispezione alla “Fossa di Crudo” e alle vecchie “Carcari”.

Ultima modifica il Sabato, 08 Ottobre 2016 14:35
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