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Barcellona Pozzo di Gotto: la chiesa degli Agonizzanti fu distrutta assieme al Duomo di San Sebastiano

- di Marcello Crinò -

La chiesa degli Agonizzanti sorgeva accanto all’antico Duomo di San Sebastiano, e fu demolita assieme ad esso nel 1936. Gli studiosi “moderni” praticamente ne ignoravano l’esistenza, non essendo citata da nessuno degli storici locali, fino a quando apparve lo studio di padre Carmelo Biondo, pubblicato nel 1986, che riportava una fonte orale, quella del professore Alberto Cutropia, (in possesso della “Giuliana” del 1736 dove sono riportati dati e notizie sulle antiche chiese di Castroreale e Barcellona), il quale dettò a voce a padre Biondo delle notizie su questa chiesa. Da esse si evincono una serie di informazioni, che assieme ai pochi documenti pervenutici, ci permettono di avanzare delle supposizioni sulla chiesa. Oltre la “Giuliana” (che materialmente non abbiamo), c’è una mappa catastale del 1874 e il dipinto della Madonna degli Agonizzanti, proveniente dalla chiesa distrutta, custodito oggi nella Basilica di San Sebastiano.

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Dalla mappa catastale e dalla descrizione si evince chiaramente come la chiesa degli Agonizzanti fosse posta accanto al Duomo antico, sul lato nord, e non sul retro, e come vi fosse un distacco fra essa e il campanile. L’ingresso era situato sulla via Mandanici, dietro il campanile. All’interno, sulla parete nord, quindi a sinistra rispetto all’ingresso, vi erano tre altari; sulla parete di fondo era posto l’altare con il quadro degli Agonizzanti di Filippo Jannelli, e sulla parete di destra un altro altare. Il resto della parete era costituito da tre arcate che immettevano a S. Sebastiano. I tre archi, secondo le fonti storiche (Biondo, Chiese…, p. 120), furono aperti all’epoca dell’arciprete Giuseppe Crisafulli, di cui sconosciamo il periodo in cui visse, mentre lo conosciamo di altri due arcipreti Crisafulli; Sebastiano, vissuto nella seconda metà dell’Ottocento, e Gaetano, arciprete dal 1907 al 1914.

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In precedenza le due chiese erano collegate solo attraverso una porta. Il fatto che le due chiese fossero collegate spiega in parte il perchè gli storici non ne hanno mai fatto menzione: era considerato un unico edifico sacro, e probabilmente all’epoca in cui cominciarono a scrivere gli storici locali, cioè il XIX secolo, la chiesa degli “Agonizzanti” non aveva più questo titolo e fungeva da sagrestia.

Il culto degli Agonizzanti risale agli inizi del 1600. Nel 1599 i chierici “Regolari ministri degli infermi (Crociferi)” vennero mandati a Messina dal loro istitutore San Camillo de Lellis e qui fondarono una loro casa. La chiesa a Messina fu edificata nel 1606. (Cfr. Nino Principato, in “Il Soldo”, 25 agosto 1979).

Il dipinto della Madonna degli Agonizzanti, di Filippo Jannelli, è stato datato 1655-1660. Alla luce di tutto questo si deduce che la chiesa è stata intitolata agli Agonizzanti nella prima metà del Seicento, ma come afferma anche padre Biondo, era certamente più antica. A chi fosse intitolata non lo sappiamo, ma viene da pensare, anche sulla scorta del Chimenz (L’Archidiocesi e l’Archimandritato di Messina nell’anno 1963, Messina, 1963), che potesse trattarsi della prima chiesa di San Sebastiano, forse risalente al Trecento. Nel momento in cui, nel Seicento venne costruito il Duomo di San Sebastiano, inaugurato nel 1606, questa fu intitolata proprio agli Agonizzanti.

5 ottobre 2019

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