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L’ULTIMO PONTE VERSO L’EUROPA

 

 

- di Cosimo Inferrera -

 

Con il suo potere carismatico il "Ponte crea Ponti" fra uomini di natura diversa,  di idee diverse, di esperienze diverse, di professioni diverse, di religioni diverse. Noi di “Non solo Ponte”, rispettando le posizioni dei No e quelle fondate dei Si, proponiamo una variante idonea a coinvolgere realmente le regioni meridionali in un progetto di riscatto: insomma fare il Ponte com’è non ci pare granché vantaggioso.

Dunque nel germe della riconfigurazione del Ponte – riconfigurazione della funzione verso la tipologia di <Ponte territorio>, non certo della sua struttura – si disegnano le opportune predisposizioni da apportare al progetto esecutivo e/o da realizzare post-operam (come per la Torre Eiffel). In effetti si tratta semplicemente di non dismettere quanto verrà fatto e utilizzato durante la costruzione; si tratta di fruire di certe caratteristiche strutturali delle colonne binate, riconvertendole a precise finalità. Il tutto si condensa in un prevedibile impatto economico, in una rilevante importanza socio-politica e in un forte rilancio culturale indotti dalle tre <Aree> del Ponte. Le relative proiezioni turistico-commerciali, politico-economiche, scientifico-energetiche sono già state illustrate alla Commissione Consiliare Ponte e portate all’attenzione dalla Amministrazione Comunale di Messina per l’inserimento nell’Accordo Programma Quadro con la Stretto di Messina spa.

Ma c’è di più. Grazie all’impulso di valenti architetti torinesi la tematica non si è limitata al circuito localistico, ma è giunta ai massimi livelli tecnici decisionali, a Roma. E siccome alla base del discorso “Non solo Ponte” c’è in primis l’esigenza di ricorrere al mercato e ottenere il <funding> più lungo possibile, sostanzialmente identico alla  esistenza stessa dell’opera, in modo da proiettarne un futuro serio, credibile, affidabile, ragionevole, i contatti si sono fatti subito intensi. In verità i nostri temi non vertono solo su economia e finanza, ma attraverso una chiave culturale polivalente inquadrano il Ponte insieme a tante altre cose che vanno fatte al di qua e al di là dello stretto. Esse si faranno se si farà il Ponte, ivi compresa l’Area vasta dello Stretto e la sua naturale interazione commerciale con l’Area di Libero Scambio euro-mediterranea e panaraba.

Ci sono esempi a bizzeffe di quanto bene abbiano arrecato nel lungo periodo le grandi infrastrutture incardinate strettamente al territorio. La prima galleria scavata nel sottosuolo di Londra per il trasporto urbano nel 1863 … Il Naviglio Grande di 50 km, primo in Europa, progettato e fatto dai milanesi 800 anni fa … L’acquisto dell’Alaska da cui il detto “un affare alla Seward”, il senatore che per le accuse di sperpero di denaro pubblico ne morì senza sapere con certezza che l’Alaska valeva un po’ di più dei 10 mln spesi … Le Ferrovie americane costruite in project financing con forti contributi pubblici ed imprese guidate da spericolati imprenditori-avventurieri, il cui funding venne da Londra, allora unico mercato finanziario effettivo … La metropolitana di Milano, costruita con quaranta anni di ritardo, oggi vive da cinquanta anni: per quanto tempo ancora le gallerie scavate nel sottosuolo forniranno la loro utilità ed a quanti cittadini ? Negli anni ’80 uno storico medievalista francese disse in conferenza presso una famosa università americana: “Quando un popolo si ritira in se stesso e non sa più osare opere importanti si appiattisce, si indebolisce, si chiude. E questo genera la crisi economica”.

Conseguentemente sbaglia chi appiattisce la valutazione di una infrastruttura come il Ponte di Messina esclusivamente sui termini economico-finanziari ed in tempi brevi (Marco Vitale). Ci chiediamo se questi concetti fondanti saranno ben presenti agli alti burocrati della neo istituita Agenzia per le infrastrutture ed al potere politico che ne impronterà le scelte decisionali. Dal primo gennaio 2012 <sono attribuite gratuitamente al ministero dell’Economia e Finanze, o a società dallo stesso controllate, tutte le partecipazioni detenute dall’Anas spa in società concessionarie autostradali, incluse quelle regionali, nonché in Stretto di Messina spa>. L’effetto finale di questo provvedimento non dovrebbe porre ragionevoli dubbi sulla esecuzione della megaopera, oppure si farà strada il solito trucco dei due pesi e delle due misure per cui il Ponte costa troppo e non si fa, mentre un nuovo ramo della metropolitana di Roma, che costa quanto il contributo pubblico del Ponte (Giuseppe Reina), si fa e si farà di gran carriera ?

Domenica 10 luglio 2011 il senatore Enzo Bianco ha presentato a Catania un dossier in cui denuncia il disimpegno delle FS dal Sud e dalla Sicilia, abbandonati al loro destino dall’Unione europea, che non intende più finanziare il sistema di trasporto del corridoio Berlino-Palermo. Così è messo a rischio la realizzazione e l’utilità del Ponte sullo Stretto e, quindi, il trasporto merci sulle tratte siciliane, insomma un vero e proprio latifondo per il trasporto gommato che martirizza la pelle della Città di Messina, usata come zerbino. Giovedì 14 luglio 2011, <Ponte ? Non ci risulta>, così Rfi chiude Italferr. Al termine della riunione i sindacalisti quasi non si capacitavano. La faccenda Ponte era stata liquidata con disarmante freschezza dai vertici di Rfi, che alle rimostranze della Cisl sulla chiusura di Italferr hanno risposto a toni lapidari: <Per quanto ci riguarda l’avvio delle opere ferroviarie legate alla grande infrastruttura sono ferme all’anno zero>.

Fine della storia ed ennesimo sopruso al messaggio avveniristico del grande lombardo Carlo Cattaneo dopo l’unificazione d’Italia, che soltanto Crispi raccolse con animo degno, pieno di entusiasmo: “L’approvo (la concessione) perché colla fusione della Sicilia nell’Italia impiemontesata è il solo mezzo perché il mio paese natio possa avere ferrovie…” Oggi siamo ancora lì, ma non vogliono sentire: questa volta sono in due.

L’Italia dell’alta velocità e della grande capacità di trasporto su rotaia si ferma a Salerno – Bari, mentre per Reggio Calabria si registra il pigolio di una Freccia d’argento. “Questa Italia mi ha deluso, questa non è l’Italia che io volevo”, aveva detto Giuseppe Garibaldi al momento dell’unificazione e noi, popolo del Meridione, nonostante tragedie, stupri e sangue ce la siamo tenuta e la adoriamo.

Ora si aggiungono le angherie dell’Unione Europea, che col passar degli anni dimostra i limiti di una nascita aberrante e di una crescita deforme, ove gli ammanchi si esigono mentre i benefici si detengono. Cosa realmente sia appare sempre meno chiaro. Non ci ha difeso dall’enorme pasticcio finanziario della grande mela, non ci protegge dagli attacchi di marca speculativa, non evita di farci impantanare in guerre sbagliate, inutilmente dispendiose e ridicole, se alziamo lo sguardo là intorno dove si macellano inermi cittadini … Questa Unione Europea dimostra di non sapere intendere gli uomini diversi,  le idee diverse, le esperienze diverse, le professioni diverse, le religioni diverse, insomma le diversità che la compongono e che la attorniano. Piuttosto pretende - e come pretende – ma non dà, quando lancia segni di abbandonare la Sicilia, quale piattaforma privilegiata di interscambio con il Nord Africa attraverso il Ponte di Messina, riconfigurato come ponte territorio.

Visto da qui potrebbe esser addirittura un vantaggio. Caduto l’ultimo Ponte, la Sicilia, caso raro, tornerebbe ad essere strutturalmente libera per godere di un’alternativa: il suo Nord Italia lontano - cui tuttavia si sente legata per storia, tradizioni e vincoli - il suo Nord Africa a portata di mano che per rapporti secolari vi ha lasciato tracce profonde ed eredità palpabili. Come sempre tutto è affidata alla reale volontà dei siciliani: finalmente potrebbero svegliarsi dall’atavico sonno e dare ascolto a quel piccolo grande prete Don Luigi Sturzo ed ai suoi principi sul municipalismo, sul regionalismo, sul mezzogiorno, sulla verità come levatrice di libertà, sulla libertà come levatrice della buona società.

Ancora una volta ciò che può unire le diverse visioni mi pare l’espressione del libero pensiero attraverso il “ponte” degli scambi di informazioni, cui devono necessariamente seguire le scelte decisionali infrastrutturali necessarie se il Paese è un vero corpo unitario nel 150° anniversario della sua nascita.    

                                                                                                     

                                                                                        Cosimo Inferrera

                                                                               “Non solo Ponte”

Ultima modifica il Sabato, 08 Ottobre 2016 19:22
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