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L'OPINIONE DEL GIORNO. Riflessioni relative al periodo di confinamento da Covid-19 a conclusione della nostra rubrica. Oggi, ospitiamo la dott.ssa Tosi Siragusa, dirigente della Biblioteca Regionale di Messina

- di Maria Teresa Prestigiacomo -

RIFLESSIONI

A cura di Tosi Siragusa

Il vuoto quale scenario ove l’odierno Coronavirus ci ha proiettato, spalanca un enorme buco che financo gli orrori vissuti non riescono a colmare. Ho atteso lungamente, non essendo capace di operare né attraverso pensieri logicamente ricomposti, tanto meno a mezzo di esternazioni, una sensata sintesi   delle mie sensazioni rispetto a tale catastrofe “naturale”.

Proverò di seguito a mettere insieme qualche mio convincimento, non consolatorio, su quel “quid”, che non è stato, intanto, a mio avviso, un accadimento posto al di fuori dell’azione umana, un incidente insomma: sono invece mancati piani nazionali e regionali che programmassero in merito a eventi emergenziali di tal fatta.

E allora è stato assai palese come si sia, sin da subito, provato a rincorrere il virus, che assai più spedito della nostra comprensione, ha portato via ogni pur collaudata certezza, sprofondandoci in una surreale atmosfera panica.

Le sciagure, per così dire naturali, sovente rimosse dalla Storia, provocano mutamenti all’interno delle società, anche politici e istituzionali e mettono a rischio le democrazie più fragili e, ovviamente, i regimi illiberali, mettendo la sordina anche a stereotipi connessi alla narrazione dei disastri.

Resilienza individuale, resistenza civile, responsabilità sociale e professionale, agire “frigido paca toque animo”, queste, a mio parere, semplici ed essenziali regolette, insidiose, però, quanto alla loro applicazione.

Nel caos e nei rimpalli di competenze ai vari livelli, nell’inerzia o nell’eccesso di presenza, tra giornalieri bollettini di guerra, impressionanti, abbiamo assistito, annichiliti, un giorno dopo l’altro, a hashtag, video, opinioni di tutti su tutto, che, pur nell’assoluto rispetto della libertà d’espressione, andrebbero indubbiamente contingentati e rimeditati, richiamandoci ad un provvidenziale senso civico….E poi consigli non richiesti, estemporanei manuali di resistenza di un Paese, il nostro, come gran parte del resto del mondo, in cattività… E così ecco proposte su come impiegare al meglio questo tempo dilatato, questa attesa perniciosa che poco ha a che spartire con l’esperar…e sarebbe bene leggere (chi, su cosa) vedere vecchie opere filmiche, sceneggiati televisivi eccellenti e riprogrammati, serie TV, musica di qualsivoglia genere, giochi da tavolo, torte, pastiere, improvvisandosi chef consumati, tecniche di make up e corsi di parrucco, riordino degli armadi e dei cassetti, ovviamente tutto sotto il diktat dell’esperto di turno, e ancora e sempre pilotati.

In questo mese di ordinaria e surreale sperimentazione nelle nostre case-prigioni, poco a poco la solidarietà urlata, la condivisione esibita, si sono esaurite e, pur da obbedienti soldatini, abbiamo giurato di perdonare sempre meno…. e una gigantesca resa dei conti rischia seriamente di profilarsi all’orizzonte di una chimerica ripresa.

Personalmente sono stata del tutto restia a seguire l’onda e volutamente mi sono discostata dall’”indirizzo – diktat” di contribuire nel mio piccolo, da direttrice della messinese “Biblioteca G. Longo”, a orientare, con “consigli per gli acquisti”, l’utenza dei nostri Social-network (Facebook e Instagram) e del nostro sito…. assumendo quale parametro di gradimento me stessa alle prese con chi pone in atto attive e pervicaci pressioni di indirizzo.

E, al netto delle informazioni istituzionali essenziali, mi sono astenuta dal reputarmi “Maestra” e, come tale, in possesso della verità, da imporre con sottile perseveranza. Quanto al quasi generale “osanna “dei libri, della lettura, da lettrice onnivora, sin da bimba, con una collezione di testi davvero mostruosa, devo dissociarmi…. L’Italia non è, purtroppo, un Paese di grandi consumatori di carta stampata e dunque questo appello alla riscoperta di una pratica di vita, che vezzo non è, ma è connaturata ad una fisiologica e naturale attitudine, appare quale ennesimo slogan, uno dei tanti, unitamente all’invocazione di una imprecisata rinascita tanto dichiarata quanto distante, a quella “bellezza che salverà il mondo” presa in prestito dal celeberrimo personaggio del principe Mjskin, l’Idiota, inteso quale puro di cuore, in un’accezione travisata. Non condivido dunque l’ingiustificata riapertura delle librerie, atteso che i libri non sono “beni di primaria necessità”, se non per i pochi assoluti cultori della lettura, né una giustificazione potrebbe rintracciarsi nella utilità di approntare risposte alla domanda di studenti di Istituti di ogni ordine e grado, offerta che andrebbe garantita dalle Università, da regioni e comuni, attraverso le proprie biblioteche.

Ben vengano, invece, per gli interessati estimatori, i servizi a domicilio, i “libri da asporto”, atti a essere conforto in queste ore sospese.

Forse, bloccati come siamo all’interno di un tunnel, privati della possibilità di vedere un qualche bagliore, dovremmo farci noi stessi Luce, rischiarando le nostre interiori tenebre, curandoci, sanando il nostro sconfinato malessere, provando a vivendo le pareti domestiche quali protezione e non strumenti stessi di prigionia…Il Covid-19 ci ha lasciati tutti nudi e spaventevoli, nessuno può indossare più la maschera, ma solo celarsi sotto provvidenziali mascherine, ove si riesca a scovarne alcuna…IL RE è NUDO… dunque le magagne, il nostro deserto interiore, ci vengono gettati in faccia, impietosi, ci eravamo creduti sani e invincibili, in un mondo che abbiamo reso malato, ma la natura procede maestosa la sua esistenza, gli alberi fanno ombra, il sole continua a riscaldare, la luna a rischiarare, gli animali, terrestri, acquatici e gli uccelli hanno ripreso possesso del loro habitat da noi contaminato.

Ristabilire l’armonia con il Creato, ritornare all’essenziale, conservando solo ciò che è davvero significante, e lasciando andare il tanto di superfluo ,combattendo la nostra parte “nera” attraverso una cura ricostituente alla nostra spiritualità, mi sembra essere individualmente l’unico possibile credo, senza se e senza ma ;ciò in ambito pubblico si dovrebbe tradurre con riguardo assoluto e messa in atto finalmente di politiche volte alla Cura ambientale ,alla riprogrammazione di una sanità malata, alla lotta alle disuguaglianze sociali, poiché ,a mio modesto parere, non è vero che il virus sia una livella ,essendo assai più agevole salvarsi se fai parte di una elite nei vari contesti, così come fare la quarantena in un castello o in una baracca , o… per strada, non può che fare ,come è ovvio, la differenza .Quanto da ultimo espresso solo per citare un ambito civico, senza contare gli effetti catastrofici che Covid-19 potrebbe generare, nella malaugurata ipotesi del suo dilagare nel cd terzo mondo…..ma forse di essi non se ne discuterebbe neanche.

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