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La poesia di Rosita Orifici Rabe

C’è un’Italia sommersa – e tuttavia maggioritaria – che vive nei confini   ampi degli affetti (dell’amore e dell’amicizia soprattutto) nonché nel culto del lavoro e dell’onestà, alla luce degli insegnamenti della religione cattolica.

Questa Italia famigliare, sentimentale, religiosa (che si lascia, talora, attrarre dai falsi miti del familismo, del clericalismo, del disimpegno sociale, dell’antipolitica, del qualunquismo, del populismo: difetti storici del ceto medio e della «maggioranza silenziosa» che lo rappresenta), trova un suo plausibile, valido poeta in Rosita Orifici Rabe di Messina, una donna che ha fatto del suo amore di moglie, madre, nonna, e dell’impegno pedagogico di maestra i solidi ancoraggi della sua amabile presenza nel mondo. Presenza che si manifesta, con garbo e misura, senza gratuiti esibizionismi e senza nulla concedere al patetico e alla retorica, nelle sue due raccolte poetiche (Album di un’anima poeta del 2004; Il volto dell’anima nella poesia del 2006) e nei due pregevoli saggi sulla scuola e sull’educazione (Una maestra racconta del 1998 e L’abc della vita del 2001).

La Orifici Rabe è, in senso pregnante, poeta dell’amore coniugale e quindi materno, che si riversa naturalmente sui figli, sui nipoti, sugli amici, sui piccoli allievi della scuola materna e sui “fratelli” tutti – parrebbe - dell’umanità intera: d’altra parte, l’amore o è un sentimento universale (erga omnes) che impregna la vita in ogni sua manifestazione o non è amore, come qualcuno ha detto giustamente: semmai amor sui, egotismo. Ed è certamente contagioso l’amore: si riverbera luminosamente su tutti e si può comunicare, indicare, proporre come modello di vita a tutti, come la nostra poetessa decisamente e umilmente fa. Sicché amore e istinto pedagogico si rivelano, alla fine, nella sua produzione letteraria, due facce della stessa medaglia: lo confermano, in particolare, se ce fosse bisogno, i lucidi pensieri che scandiscono, insieme con nitide fotografie, le poesie della sua prima silloge poetica nonché la densa meditazione in prosa, Adolescenti (Un mondo tra luci e ombre), che la suggella.

Ma l’amore di Teodoro, il marito, e per Teodoro rappresenta, tuttavia, il nucleo poetico fondamentale dell’opera di Rosita Orifici Rabe: amore vissuto come dono, come miracolo, come unione totale, biblica, cristiana, cioè come completamento della personalità individuale e come traguardo additabile e umanamente raggiungibile. Attorno a questo amore fiorisce, difatti, tutto il mondo di Rosita: il fascino di una notte in riva al mare, il sollievo e la necessità del sogno, il vento, l’amicizia, la felicità, il superamento dei dolori inevitabili dell’esistenza, la pioggia, la luce, Dio. Certo, la forza della fede e il dialogo con Dio sono fermentanti nelle liriche della poetessa messinese (si veda Signore, dammi la luce, nella prima raccolta e Preghiera, A Giovanni Paolo II, Poesia di Dio, nella seconda).

La cifra stilistica tipica della poesia (amorosa, pedagogica e religiosa) della Orifici Rabe è data dalla leggibilità estrema dei testi, dalla discorsività del dettato, dal rifiuto di ogni orpello ornamentale, o presuntivamente “poetico”, e dalla rievocazione, il più possibile referenziale, dei moti dell’anima, attraverso un linguaggio usuale, molto vicino al parlato e, a suo modo, rispettoso della intrinseca musicalità delle parole nel verso.

Si apprezzano soprattutto, in Album di un’anima poeta, La vita cambia, L’amicizia, Parole, La lode, Leggere, La pioggia, A un angelo di nome Maria, L’anima del poeta, e in Il volto dell’anima nella poesia, Preghiera, Non essere diverso, Notte stellata.

Non sorprende, dunque, più di tanto che Teodoro, investito da tanto amore, sia diventato, quasi per osmosi, poeta e che scriva poesie per Rosita, perfettamente sintoniche e stilisticamente conformi, peraltro, a quelle di Rosita per Teodoro. Tale evento, più unico che raro nella letteratura italiana, appare evidente nella delicata plaquette del 2008, pubblicata in occasione della ricorrenza dei primi cinquantacinque anni di matrimonio dei due innamorati, e nella sezione “Le nuove liriche” della raccolta Il volto dell’anima nella poesia: quasi un terzo canzoniere, dunque, in cui la coppia, divenuta biblicamente una sola carne, cioè una sola persona, canta la bivalente bellezza dell’amore secondo l’ottica maschile e secondo l’ottica femminile.

Prof. Giuseppe RANDO

Ordinario di Letteratura Italiana

(già presso l’Università di Messina)

Critico letterario

Ultima modifica il Lunedì, 27 Agosto 2018 14:53
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