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L’IMBROGLIO DEL RISPARMIO CON L’ABOLIZIONE DEL SENATO

 

Matteo Renzi 2

 

Quando Renzi, per sostenere le riformette che andranno a referendum nel prossimo mese di ottobre, usa quello che crede essere un grande cavallo di battaglia e cioè il risparmio che si realizza con la liquidazione del Senato, viene spontaneo porsi la domanda se veramente pensa che quella favoletta possa essere ingoiata facilmente dagli italiani. Se così fosse sarebbe veramente un ingenuo. Ma noi non lo crediamo per nulla, conoscendo ormai il soggetto, perché sarebbe assurdo aver spaccato il Paese per far passare le riformette renziane a suon di voti di fiducia per risparmiare una inezia a fronte degli oltre 800 miliardi di bilancio statale.

Non sarebbe comunque credibile per ben tre altri motivi. Il primo per le mance elargite (classico voto di scambio), a milioni di italiani per oltre 6 miliardi di euro (altro che i 200 milioni che si risparmierebbero per i senatori!), e la promessa di farlo ancora con altre categorie e con gli studenti. Il secondo motivo è la mancata spending review che ha causato gli abbandoni di Cottarelli prima e del bocconiano Roberto Perotti dopo, che non se l’è sentita di sottoscrivere le scelte, di sostanziale rinvio sine die, dei tagli necessari alla spesa pubblica che vengono sintetizzati nei due grandi filoni delle partecipate (delle quali in oltre 3000 casi non si conoscono neanche i bilanci) e degli stipendi dei dirigenti di ogni ordine della pubblica amministrazione che sorpassano abbondantemente gli stipendi dei loro colleghi europei.

Il terzo motivo, del quale il signor Renzi non parla mai, sono le assunzioni di una pletora di suoi amici e di amici del ‘cerchio magico fiorentino’, collocati presso Palazzo Chigi, presso la Rai e presso ogni altro buco che si fosse reso, o si potrebbe rendere libero. Addirittura creando di sana pianta nuove competenze come quelle che si ipotizzavano per Carrai e, comunque, con stipendi annuali abbastanza consistenti. Come si vede l’imbroglio è evidente: la semiliquidazione del Senato non avviene per un ipotetico risparmio. Il problema è inventato di sana pianta e viene vergognosamente utilizzato per stimolare gli istinti più beceri e le pance più disponibili dei nostri cittadini, seminando ulteriore qualunquismo ed odio verso la politica, quell’odio già abbondantemente alimentato da altri Movimenti. E se lo fa anche lo ‘statista’ Matteo Renzi lo fa per celare i veri motivi dell’operazione.

Renzi ha dichiarato, nell’intervista fatta da Porro nell’ultima puntata di Virus, che gli italiani sono molto intelligenti. Anche questo è un volgare tentativo di ‘captatio benevolentiae’ perché se veramente ne fosse convinto avrebbe evitato di continuare a imbrogliare la gente perché, a parte le pance deboli, la sua campagna rischia di andare a sbattere contro il muro.

Se il problema fosse stato veramente ‘il risparmio’ esso si poteva ottenere anche con la riduzione di 100 senatori e di 200 deputati senza liquidare uno dei contrappesi che i padri della Costituzione idearono per evitare un nuovo ‘uomo solo al comando’ e i rischi per la democrazia e le libertà che, normalmente, questo comporta. I regimi autoritari, che siano di destra o di sinistra, poco importa, non ci sono mai piaciuti e non ci piacciono neanche ora, indipendentemente se il regime lo dovesse gestire l’affabulatore Renzi o lo sguaiato Grillo o, aggiungiamo noi, neppure se dovesse ricapitare ad un uomo democratico e liberale come si è rivelato lo stesso Berlusconi.

I contrappesi vanno garantiti per evitare sorprese. Le sorprese si! che sono un salto nel buio e, quindi, #nonstiamosereni neanche un po’. Per questo ci adoperiamo a far aprire gli occhi sul falso risparmio di quel che Renzi considera il ‘cavallo di battaglia’ con il quale tenta di imbrogliare la gente per impadronirsi del potere. Scriveremo, come fanno tanti, ragioneremo, parteciperemo a confronti e dibattiti, ci impegneremo a creare Comitati per il NO dovunque e con CHIUNQUE, anche col diavolo. La riformetta liberticida non deve passare. L’Italia non lo merita.

                                                                             - di  Giovanni ALVARO -

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