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IL REFERENDUM E CHI SI PASCE DI SOLO ANTIRENZISMO

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Quando Renzi ha proclamato ai quattro venti che era meglio non andare ai seggi per votare un referendum inutile, confesso che non mi ha sfiorato, neanche per un nano secondo, l’idea di fare il contrario di quanto stava invitando a fare il ciarlatano fiorentino e che sarebbe stata la logica conseguenza di quanto non lo stimi. Ma che lui, dopo l’annuncio del risultato metta cappello ai voti di astensione registrati, tra i quali anche il mio, mi fa ribollire, letteralmente, di rabbia.

E ciò perché la maggioranza di quelle astensioni risponde a logiche diverse da quelle che popolavano la testa del parolaio toscano e che sostanzialmente erano piegate ad una lotta politica tutta interna al suo partito. A parte quella fetta, di oltre il 30%, che è ormai diserta, abitualmente, le urne da diversi lustri, la stragrande maggioranza degli italiani ha dimostrato che, malgrado tutto, ha la testa per ragionare e decidere autonomamente. L’errore di pensare ad un popolo bue, oltre a Renzi, l’hanno commesso anche fior di esponenti del fronte moderato e liberista a partire dai Governatori della Liguria e del Veneto, Zaia e Toti.

C’è stata una ubriacatura collettiva (per fortuna di soli esponenti politici e non di cittadini) che ha portato, erroneamente, a pensare che i pentastellati, gli ambientalisti e i Presidenti di Regione fossero coloro che più nettamente interpretavano gli orientamenti della popolazione e, pertanto, si sono messi al seguito i lepenisti salviniani, i postfascisti che ‘non si fanno dire da nessuno cosa fare’ oltre alle schegge del mondo dell’estrema sinistra ancora in vita. Sembrava una invincibile gioiosa macchina da guerra che, come la precedente macchina occhettiana, è andata a sbattere contro una realtà diversa da quella che i vari soggetti si immaginavano.

E questa realtà non ha nulla a che vedere con gli interessi di Renzi impegnato a liquidare l’opposizione interna che pensava d’aver trovato nelle Regioni rosse la testa d’ariete per assestare un decisivo colpo di grazia all’usurpatore della Ditta, alias Partito Democratico. Questa realtà, invece, era fatta di continui ‘al lupo, al lupo’ sui problemi ambientali che hanno praticamente distrutto il tessuto industriale del Paese bloccando ogni tentativo di rendere autosufficiente il paniere energetico dell’Italia con i No al nucleare, al carbone, all’idroelettrico ed oggi anche a quel gas esaltato nei decenni precedenti come gas pulito per eccellenza e chiamato ‘oro blù’.

Oltre a importare energia dalla Francia alla quale paghiamo l’equivalente di quanto serve per costruire, annualmente, una nuova centrale nucleare in quel Paese, i Governi Berlusconi, per diversificare l’approvvigionamento energetico, hanno sottoscritto contratti di fornitura del metano con la Russia e con la Libia che, con relativo gasdotto attraverso Sicilia e Calabria lo porta nel resto del nostro Paese. E’ apparso quanto meno ridicolo che l’Italia avrebbe dovuto dire no allo sfruttamento di una autonoma produzione nazionale di metano per appesantire ulteriormente il nostro import, e addirittura vietando altre trivellazioni per cercare altro metano avvalorando vieppiù l’impressione che dietro questi ambientalisti ci siano interessi inconfessabili di potenze straniere.

Ma il grave di tutta la vicenda sta, comunque e soprattutto, nell’aver abdicato, da parte delle forze politiche moderate e liberiste, ai propri orientamenti sull’altare di un antirenzismo che è il peggior sistema per combattere il renzismo perché non si è offerta la propria minestra, ma ci si è limitati ad offrire quella altrui e neanche riscaldata. E’ sperabile che il tutto serva da lezione e faccia aprire gli occhi a chi sta camminando con la benda sugli stessi limitandosi a farsi trainare. Come sempre Berlusconi è il più lucido di tutti ed è rimasto a casa disertando le urne.

                                                                                  - di Giovanni ALVARO -

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