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QUELLA FALSA UNITA’ CHE STA SGRETOLANDO L’ITALIA …

 

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Quando si sentono frasi fatte come ‘non esistono più le mezze stagioni’, ‘i politici sono tutti ladri’ o ‘una volta si dormiva con la porta aperta’ è normale pensare che a infiorettare i dialoghi con luoghi comuni possano essere solo le massaie di Voghera (altro refrain gratuito)… Ma quando a usare il cliché delle frasi fatte sono giornalisti, pubblicisti o simili, ci assale il dubbio che gli stessi, considerati di livello alto, o sono inadeguati culturalmente o usano le frasi fatte per far passare concetti politicamente indigesti.

Parlando del Sud, hanno usato vecchie frasi e ne hanno inventate addirittura di nuove. Infatti, qualunque cosa si proponga per il Mezzogiorno (che quasi sempre non ha seguito) subito si solleva un coro: ‘Ma siamo impazziti, al Sud è uno spreco’, seguito da un: ‘E’ come buttare i soldi nel water’ oppure ci si rifugia nel solito ritornello: ‘Vogliono foraggiare la mafia e la corruzione’, dimenticando che la mafia ormai è dappertutto (Mafia Capitale lo conferma) e che la corruzione è alta, molto più alta, nei territori più ricchi (vedesi Mose, Expo, MPS, ecc.).

La verità è quella denunciata da Pino Aprile, anche col suo ultimo pezzo su Panorama dal titolo eloquente: “Ci avete derubato, almeno non prendeteci in giro” riferito agli annunci, a getto continuo, fatti dal governo (e compagnia cantando) di cifre, una diversa dall’altra in un crescendo rossiniano, con gli scribi solerti nel massacrare il Sud, intingendo la penna nel calamaio nero della costruzione di falsità: tutto pur di far apparire l’antica Magna Grecia popolata da ‘ladri’ e ‘parassiti’, tutto pur di mistificare di virtù un Nord padano, sempre più ingordo e dissipatore dei valori unitari per i quali si batterono i patrioti del Risorgimento.

Così la motivazione dell’unità d’Italia assurge a falso storico. Nessuna voglia, da parte delle classi dirigenti del Piemonte, di costruire una Patria unica dalle Alpi alla Sicilia, ma solo quella di costruire un mercato unico, per favorire la nascente borghesia nordista, con l’aggravante dello smantellamento del tessuto produttivo dei territori meridionali occupati, che dovevano diventare solo aree di consumo e non anche di produzione. In effetti il Sud, destinato ad essere abbandonato viene ogni giorno dismesso perché consuma sempre di meno, deprivato di ciò che è stato riservato alla Germania dell’Est da quella dell’Ovest in fatto di massicce infrastrutture e di sostegno al reddito di quei lavoratori. Insomma nello Stretto il gatto si morde la coda, qui si arzigogola sui dati negativi rilevati dal vice sindaco di Messina, prof. Signorino, sul più classico degli scambi degli effetti per la causa.

Ci sono, certamente, interessi internazionali che giocano contro l’Italia, ma senza la connivenza di veri e propri governi fantocci non sarebbe stato possibile essere esclusi dal grande business del trasporto merceologico su container, e farsi tacitare con le briciole rappresentate dal Valico ad A/V Genova-Rotterdam che servirà a ben poco. Ed uno di questi fantocci ha avuto anche l’ardire di apostrofare il Sud, depredato di ogni possibile intervento per trasferirlo al Nord, di smetterla con i “piagnistei”, confondendo gli interessi delle classi dirigenti (sic!) meridionali (preoccupati di mantenere il loro sistema di potere) con gli interessi delle popolazioni.

Il Sud civile, sano e serio, non piagnucola ma pensa ad altro. Pensa a come inserirsi nel business dei trasporti, a come far diventare accessibili i propri territori con l’AV/ferroviaria e a come innescare un processo per sfruttare al massimo il turismo. Questo è piagnisteo? E’ piagnisteo chiedere che si riavvii l’iter della costruzione del Ponte che, in penali, ci costerà più che farlo? E’ piagnisteo pretendere che le tre regioni del profondo Sud acquistino coesione e interscambi, chiudendo la fase del loro isolamento, per costituirsi in Macro Regione del Mezzogiorno? No, carissimi fratelloni, smettetela di far apparire, come scrive Pino Aprile, il Sud ladrone e il Nord derubato, quando è vero tutto il contrario che ci spinge a inventare, anche noi, un refrain di luogo comune, come “il guaio dell’Italia è il Nord ingordo”, anche se tutto ciò con il forte intendimento di costruire l’Italia della vera sussidiarietà, della solidarietà reale attraverso la coesione territoriale stabile, proprio da qui, dall’Area dello Stretto, decretando estinta la visione pseudo-unitaria di corpi territoriali, diversi, disgiunti, ostili, falliti.

                                                                       Giovanni ALVARO e Cosimo INFERRERA

                        del Comitato Ponte Subito.

Petizione popolare per la riapertura dei cantieri del Ponte

Ecco il link per la firma: http://goo.gl/teHE0v

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