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La poesia esistenziale di Nino Ferraù

GIUSEPPE RANDO

Si è celebrato, in questi giorni, il primo centenario della nascita di Nino
Ferraù con un Convegno organizzato dalla Biblioteca Regionale
Universitaria di Messina, cui hanno partecipato accreditati studiosi
dell’opera del poeta di Galati Mamertino (ME).
Il folto pubblico ha mostrato di apprezzare le varie relazioni, nelle quali
sono emersi aspetti interessanti dell’uomo e del poeta. E in specie: il forte,
deciso, antiautoritario pensiero politico in difesa della Libertà (a partire da
"Diadema di sangue" del 1943, vero documento storico dell'antifascismo
siciliano); la decisa opzione repubblicana e mazziniana del periodo
democristiano, insieme con la straordinaria promozione dell'europeismo,
nel 1968; la notevole componente satirica della sua vasta produzione in
versi e in prosa (di cui un'ampia documentazione è in "Didascalica"); il
suo cristianesimo umanitario, sociale (anticlericale), versato alla
solidarietà con gli ultimi, i reietti, gli emarginati, gli esclusi; la sua
attenzione alla “filosofia della differenza”, alla “dialettica del tutto”,
contro ogni unilateralismo.
Si è, peraltro, evidenziata la valenza fortemente innovativa del linguaggio
poetico di Ferraù che mira alla leggibilità in opposizione dichiarata
all'Ermetismo e, parimenti, gli innovativi esiti stilistici della sua
complessa, articolata, esistenziale "visione del mondo", quale si rivela
nelle sei raccolte postume pubblicate dal caro, instancabile fratello.
Certo, il Nino Ferraù tratteggiato nel Convegno messinese non è affatto il
poetino laterale, delicato, idilliaco che ha deliziato e delizia tante “anime
belle" della città e della provincia, ma un esemplare poeta postermetico
(uno dei più significativi del secondo Novecento), esperto delle «vette» e
degli «abissi» della condizione umana, nutrito di cultura politica e
filosofica, mosso da urgenze evangeliche, alternative a quelle del
cattolicesimo curiale: piacerebbe certamente a Papa Francesco.
Le stesse incantevoli poesie amorose e quelle mirate al recupero –
quantomeno memoriale – dei valori della civiltà contadina mal si
leggerebbero al di fuori di tale vasto, articolato contesto.

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