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Viola Palace Hotel di Villafranca Tirrena (Me) “Sette giorni di vacanza al prezzo di cinque”. Incontriamo l’imprenditore Wender Viola per le riflessioni sul Decreto Salva Imprese

- di Maria Teresa Prestigiacomo -


Villafranca Tirrena, Me. Cosa ne pensa, lei, imprenditore del Viola Palace Hotel, Wender Viola, del Decreto Salva Imprese varato dal Governo Italiano? “La mia riflessione è lunga ma è stata molto meditata: giorno dopo giorno, ascoltiamo increduli, i continui proclami, provenienti sia dal governo centrale che da quello regionale, circa ipotetici interventi, destinati a salvare le imprese. Ormai, tutti sappiamo che dei tanti miliardi di liquidità, annunciati dal governo, non si è visto un euro, in alcuna forma.

Per quanto riguarda il settore specifico, che è quello del comparto alberghiero, ricettivo e di ospitalità e tutto quello che vi sta intorno, nessuno del governo nazionale e regionale, si è reso, effettivamente, conto dell’enorme e gravissima dimensione dei danni, procurati dal confinamento da Covid-19, al nostro settore, visto che anche quando la pandemia dovesse essere sconfitta nei prossimi mesi, tutte le attività che, in qualche modo, hanno avuto la forza di resistere, potranno ripartire a pieno regime, fornendo un po’ di ossigeno alla cassa.

Per il suo settore, come sarà la ripresa? Per il nostro settore non sarà la stessa cosa, poiché sappiamo bene che, per iniziare a vedere qualche incasso, bisogna programmare e investire con almeno 6 mesi di anticipo, diffondere i pacchetti e iniziare a vendere, augurandoci che la gente abbia la possibilità di concedersi una vacanza, visto che la crisi non ha risparmiato nessuno.

Per non parlare dei tempi di recupero, ovvero di quanto si sia perso in tutti questi mesi di forzata chiusura. Nei primi 4 mesi del 2020 la nostra categoria ha perso in genere circa un terzo del fatturato del 2019. Per quanto ci riguarda, per il periodo Pasqua e Primavera, come tanti colleghi sanno, abbiamo dovuto annullare viaggi e soggiorni con voli noleggiati e di linea in tutta Europa, gruppi precostituiti per medio e lungo raggio, tour in Sicilia ecc ecc. 

Lei, nonostante tutto, è ottimista e dà molta fiducia ai suoi colleghi. Si, certo, ho lanciato fai 7 giorni di vacanza e paghi 5 e pubblicizzo anche i miei colleghi, l’ unione fa la forza.

Nonostante il mio ottimismo, sia come persona che come datore di lavoro, ritengo che per la prossima estate, sarà difficile anche una minima ripresa, considerato che non si abbia ancora idea di niente e non sappiamo come verranno organizzati i trasporti, specialmente quello aereo.  

E’auspicabile che almeno per fine anno, altro periodo di rilievo per la vendita di pacchetti, si possa iniziare a catturare quel target di clientela che predilige questo periodo dell’anno, per una vacanza. Questo significa programmare ora, ma con quale prospettiva, in assenza di seri interventi a fondo perduto?  

Rientro nel mio ottimismo per sperare di vedere una piccola luce in fondo al tunnel fra 12 mesi e nel frattempo sono vicino a tutto il personale perché la cassa integrazione o FIS non arrivano ma quante aziende possono farlo? Fino a quando potremo farlo? Finito il periodo della cassa integrazione, come si fa a mantenere tutta la forza lavoro che con grande passione, professionalità e impegno ha determinato la crescita dell’azienda?

Nel caso della mia azienda, grazie a Dio solida economicamente, avevamo completato un primo progetto fatto di 4 start up e con obiettivi tutti superati.

Dal mese di marzo, i primi risultati schiaccianti di un lavoro certosino.

Eppure, con tante difficoltà e altrettante soddisfazioni, siamo riusciti sempre a fronteggiare ogni difficoltà, risollevandoci da soli, senza chiedere nulla. 

Ed adesso? Ora, purtroppo, ci rendiamo conto che la gravità del problema è talmente grande che da soli, anche se c’è la disponibilità economica, non ce la possiamo fare, perché lo Stato non offre soluzioni e aiuti ma solo regole. E’ inammissibile investire i soldi propri, senza criterio, anche se non mi tirerò indietro, per nulla, per fronteggiare le necessità del momento critico che sta vivendo il “personale”.

Sicuro di interpretare il pensiero di tutti i colleghi, invito le associazioni di categoria, la Regione siciliana, la stampa di categoria e chiunque altro possa sensibilizzare il governo centrale e anche regionale a far sì che la nostra Regione Sicilia, già afflitta dalla disoccupazione dilagante, non debba privarsi di ulteriori posti di lavoro che farebbero crollare un comparto che da sempre ha contribuito all’occupazione e all’incremento turistico con tutto il suo indotto.          

Ogni giorno che passa, le difficoltà aumenteranno e quando come tutti ci auguriamo, rientrerà la normalità, i riflettori cominceranno a spegnersi tutte le categorie saremo ulteriormente abbandonati al nostro destino”.

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