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LE ‘SPESE FOLLI’ USATE CONTRO LA DEMOCRAZIA

spese- di Giovanni Alvaro -

Si, ce l’hanno fatta, sembra proprio di si. Tanto hanno martellato, parlato, gridato, con cadenza giornaliera, sui media scritti e nelle tv pubbliche e private, che ormai tutti pensano che i guai del Paese sono da ricercare solo e soltanto nelle spese per pagare non solo la politica e ma anche per finanziare le istituzioni che sono i cardini fondamentali per far funzionare uno stato sia esso moderno o in via di sviluppo, avanzato o arretrato, democratico o retto da forme autoritarie e antidemocratiche.

Giornalmente, infatti, quasi tutta la stampa, nazionale o regionale che sia, e tutte le trasmissioni televisive, di informazione o di intrattenimento, soprattutto pomeridiano, che sono quelle che si rivolgono ad un pubblico che, in larga parte, assimila totalmente quanto sente (perché ‘l’ha detto la televisione’), hanno fatto a gara nella ricerca delle cosiddette spese folli di alcuni politici. Se a ciò si aggiunge la campagna sui costi della politica sposata pure, incredibilmente, da Matteo Renzi che ha giustificato la trasformazione del Senato, la riduzione dei parlamentari e dei loro compensi, e l’abolizione delle province come passaggi obbligati per risparmiare un po’ di quattrini, il quadro è completo.

E’ abbastanza chiaro che tutto ciò ha causato un’ondata di qualunquismo becero, senza eguali, amplificando il fossato enorme che in questi ultimi anni si è determinato tra i cittadini, la politica e le stesse istituzioni. Un fossato che è l’anticamera per la fine della vita democratica e delle libertà che, dopo la caduta del fascismo, sono state garantite da quelle stesse forze che venivano additate dalla sinistra comunista e post comunista come forze nemiche del popolo e dalle quali bisognava guardarsi.

La demonizzazione dei leaders, sulle cui spalle è andato il peso della difesa della democrazia e quello altrettanto gravoso della ricostruzione post bellica, e poi della gestione del miracolo economico e dello sviluppo del paese fino a diventare la 5’ potenza industriale del mondo, durò fino alla loro morte e solo dopo gli furono riconosciuti le capacità di governo e i ruoli da statisti che avevano espletato i vari De Gasperi, Saragat, Nenni, Moro, Crazi) o fino alla loro messa fuori gioco come fu per  Andreotti mantenuto sulla graticola fino ad età avanzata.

Oggi il pallino per il gioco non è più nelle mani di una sinistra senza arte né parte, perché è passato saldamente nelle mani di due forze temibili, quali la Magistratura politicizzata e i guru della grande stampa del nostro Paese. La prima, forte di una riforma dei ruoli dei PM che la sinistra ha cercato e voluto nel 1989, si è ormai collocata in posizione di ‘supplenza’ dei poteri legislativo ed esecutivo mettendo becco su ogni iniziativa di legge, di riforma e, addirittura, di politiche industriali; gli altri, tenendo conto delle loro capacità e delle loro intelligenze, stanno lavorando, consapevolmente, a disgregare totalmente le impalcature democratiche.

Bisogna riuscire a interrompere questa assurda spirale distruttrice messa in piedi, in modo parasubliminale, non tanto dalle buffonate grilline, quanto dalle campagne delle grandi corazzate mediatiche che hanno, certamente, favorito i grillini e svegliato la parte meno acculturata del Paese, ma che hanno come obiettivo fondamentale il disfacimento dell’italico tessuto democratico.  

La fase nuova che sta vivendo il PD con l’avvento di Renzi, e il feeling tra lui e il Cav., sono elementi che fanno ben sperare sulla velletarietà di questi propositi anche se essi hanno già provocato guasti enormi. Sembra ci sia volontà di mettere mano a profonde riforme costituzionali sia sull’impalcatura istituzionale che sui meccanismi di autodifesa democratica. Il processo innescato dal guascone fiorentino deve portare a chiudere definitivamente la fase degli interessi di parte e la criminalizzazione dell’avversario il cui elemento distintivo è stato l’odio a prescindere. E’ tempo di guardare con attenzione alla ricostruzione economica, politica, sociale e civile di cui ha bisogno l’Italia, anziché inseguire solo i ladri che esistono da quando esiste l'umanità, ed evitando, però, di fare di tutta l'erba un sol fascio.

                                                                                  

 

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