Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
MESSANENSI

MESSANENSI

- di Aurora Smeriglio -

Risalente a fine ottocento, e dedicata originariamente a S.Maria degli Angeli, fu eretta unitamente ad un piccolo convento dal frate Bernardo da Messina. Nel 1875, di ritorno da un  viaggio a Lourdes volle onorare la Madonna apparsa alla Santa Bernadetta e diede inizio così al culto della Madonna di Lourdes.

Il teremoto del 1908 la distrusse e solo la statua della Madonna e di S.Bernadetta si salvarono dalla distruzione. Furono ricollocate in una nicchia nell'abside dell'altare maggiore della nuova chiesa, ricostruita ed inaugurata nel 1939.

In quell'anno Mons.Angelo Paino incoronò il simulacro della vergine di Lourdes, mentre nel 1958 elevò la chiesa a dignità di Santuario mariano.

Centro di pellegrinaggio dei mariani francescani ha procurato incremento alla devozione della Vergine SS. per la quale è stata costruita una grotta identica all'originale di Lourdes e inaugurata da Mons.Fasola nel 1980.

- di Aurora Smeriglio -

Situata in un piccolo cortile, ed inaccessibile al pubblico, risale probabilmente al XII secolo. Dedicata a San Tommaso, come si evince dall'iscrizione nella facciata datata 1530, è situata alle spalle della chiesa di S.Antonio Abate, in Via Romagnosi, in prossimità del Palazzo Comunale e della Galleria Vittorio Emanuele.

Nel 1607 vi si stabilirono i frati Teatini, i quali, ad opera dei benefattori contessa La Rocca e l'Arcivescovo Simone Carafa, poterono utilizzare palazzo La Rocca e le adiacenti case dell'Aquilone, per dar luogo al conservatorio delle Vergini Riparate ed un convento.

Nel 1866 quest'ultimo fu ceduto al Comune, mentre la chiesetta fu venduta a privati ed adibita a forno.

Dopo il terremoto del 1908 se ne evitò la demolizione grazie all'intervento dello storico Gaetano La Corte Cailler. Liberata solo negli anni 90 dalla incolta vegetazione che la soffocava, dopo l'ultimo restauro fu riportata al decoro.

La struttura muraria è semplice e la cupola e l'abside sono di ispirazione bizantina.

Sulla facciata principale un'iscrizione del 1530, mentre al suo interno quattro grandi archi fungono da sostegno al tamburo su cui è impostata la cupola. Le cornici sono decorate con profilature scure sul fondo bianco degli archi.

Nel 1222, o forse anche prima, inviati dal Serafico Padre Francesco d'Assisi, giunsero a Messina i primi Frati Minori, che presero stanza nel quartiere S. Leo, nel lato Nord della città, fuori le mura. Successivamente fu loro offerto un terreno lungo il torrente Boccetta, dove si costruirono un piccolo convento con annesso Oratorio. Qui approdò qualche anno dopo Fra' Antonio da Lisbona;, divenuto poi S. Antonio di Padova, la cui nave in rotta verso il Marocco, fu risospinta dai venti nel porto di Messina; e qui il santo, frate dimorò per qualche tempo lasciando di sé largo ricordo nella cittadinanza per la predicazione, per gli esempi di virtù e per i miracoli operati.

Furono questi frati che nel 1254, sostenuti da nobili e ricchi messinesi, iniziarono la costruzione del grandioso tempio, che doveva essere il maggiore della città, dopo il Duomo, e la cui prima pietra fecero benedire dal Papa Alessandro IV. Esso fu dedilcato a S. Francesco e fu il primo eretto in suo onore in terra di Sicilia, appena 28 anni dopo la sua morte.

Antonello doveva essere orgoglioso di questo tempio della sua città se ne ritrasse le grandiose absidi nel quadro della Pietà che si conserva nel museo Carrer di Venezia.

Al titolo di S. Francesco si sarebbe aggiunto in seguito quello dell'Immacolata, e ciò in considerazione del culto particolare che nel tempio si svolgeva in onore della Santa Vergine (il Samperi elenca una dozzina di immagini della Madonna sotto vari titoli) e soprattutto in grazie di una cappella fatta erigere dal Provinciale dei Minori Conventuali nel 1'581 in onore dell'Immacolata Concezione, sotto il cui titolo sorse pure una Confraternita che ne curava la celebrazione della festa I'8 Dicembre. A questo proposito, il Gallo, nell'«APPARATO AGLI ANNALI», mette in evidenza come il popolo messinese nutriva particolare devozione verso la Santa Vergine sotto il titolo di «Immacolata Conceziane». Parla di «tante chiese e cappelle erette in onore della Beatissima Vergine sotto questo titolo» e informa che vi era anche una porta della città a Lei dedicata. Ricorda persino come il Senato e l'Università avevano assunto l'impegno di difender questo privilegio della Madonna, che solo nel 1854 fu definito come domma di fede dal Papa Pio IX.   

Sul primitivo impianto della Chiesa, dalle nitide linee siculo-gotico-normanne, sì sbizzarrì in seguito la fantasia dei secentisti, che la deturparono con esagerata dovizia di stucchi e di colori, ma veniva anche arricchita di pregevoli opere di rinomati pittori, quali Antonello Riccio, Stefano Giordano, Andrea Subba, Catalano l'Antico, Mario Mennifi, Mariano Rizzo, Alfonso Rodriquez, Vincenzo Romano, Francesco Paladino e altri: sono appunto gli autori delle immagini ricordate dal Samperi.

Un furioso incendio, però, nel 1884, distrusse le sovrastrutture barocche, ma con esse anche ciò che di valido l'arte dei pittori messinesi e il mecenatismo nobili famiglie aveva racchiuso tra quelle mura: distrutte anche le tombe di del Re Federico III d'Aragòna e di Elisabetta, sua madre, che al tempio avevano conferito il titolo di Cappella Reale, così come le tombe dell' Ammiraglio; Angelo Balsamo e di altri illustri personaggi, benemeriti della costruzione e dell'arricchìmento del grande tempio.II restauro dopo l'incendio ripristinava le linee originali.

Frattanto le leggi eversive del 1866 avevano confiscato il grandioso convento, opera dell'Architetto Giacomo Minutoli e lo avevano destinato a uffici dell'Intendenza di Finanza.

Una più grave distruzione subiva nel terremoto del 1908. La ricostruzione fu eseguita su progetto dell'ing. Antonino Marino, approvato il 27 luglio 1925, e sotto la sorveglianza della Soprintendenza ai Monumenti, per garantire all'edificio, il più possibile, l'aderenza alla precedente costruzione, non solo nelle linee architettoniche, ma anche nella utilizzazione degli elementi recuperati dalle macerie. Furono, infatti, utilizzati, nelle absidi, nei portali e nel grande rosone della facciata i conci originali, appositamente recuperati. La ricostruzione fu fatta dalla ditta Fratelli Cardillo dal febbraio 1926 al novembre 1928, e costò circa sette milioni.

Oggi il tempio si presenta grandioso e semplice.

All'esterno la caratteristica principale è offerta dalle imponenti absidi medioevali, cui slancio maggiore conferiscono le finestre incassate. All'interno la grande unificata navata (m. 44 di lunghezza) è segnata ai lati dal susseguirsi degli archi ogivali delle numerose cappelle; il grandioso arco trionfale, slanciatissimo e anch'esso a sesto acuto, si apre sul transetto can la visione delle tre absidi snelle e di grande eleganza, contrassegnate, anche all'interno, dalle nervature ricostruite, pietra su pietra con i conci originali.

II soffitto è ligneo. Nel sacro tempio non ci sono più opere d'arte. A ricordare l'antico splendore c'è solo la cappella prospiciente l'ingresso secondario , con la statua argentea dell'Immacolata, opera di argentieri messinesi del secolo XVII.

Una statua marmorea di S. Antonio di Padova, recuperata dopo il terremoto nel chiostro del convento annesso al tempio, giace negletta, tra le erbe nella spianata del Museo Nazionale.

Nella piazza antistante il prospetto principale, nel 1965 è stata eretta una statua bronzea di S. Francesco d'Assisi, opera dello scultore messinese Antonio Bonfíglio.

Dal libro "Chiese di Messina-Storia, Arte e Tradizione" di Giuseppe Foti

- di Aurora Smeriglio -

 

Sorge sul Viale San Martino, ed occupa parte dell'isolato 89 estendendosi per circa 1210 metri quadrati. Quest'area fu acquistata dall'Arcivescovo Paino il 7 Agosto 1935.

Progettato inizialmente dagli ingegneri Scipione Tavolini e Paolo Napoli, fu ripresentato dall'Ufficio Tecnico Arcivescovile con approvazione del Ministero dei Lavori Pubblici il 20/12/1936.

Fu costruito dall'impresa dell'Ing.Letterio Restuccia, che se ne occupò, anche in seguito, per ripararla dai danni bellici subiti.

L'architettura è sobria, e il prospetto, delimitato ai suoi lati da due torri campanarie, è formato da un trittico di alte arcate che nella parte bassa racchiudono i tre portoni d'ingresso.

- di Daniele Espro -

Edificata negli anni tra il 1926 e il 1929 su progetto dell'architetto ed ingegnere Cesare Bazzani (1873-1939), fu consacrata nel 1932 ed è dedicata a Santa Caterina d'Alessandria.
Occupa l'area della primitiva chiesa realizzata in epoca medievale, più volte restaurata nel corso dei secoli a causa di eventi sismici e bellici e poi definitivamente distrutta nel terremoto del 1908.
In quest'area, già in epoca romana, sorgeva un tempio dedicato a Venere, a testimonianza dell'antichissimo luogo di culto.

La chiesa odierna è a tre navate con cupola, presenta una pianta a croce latina e motivi ripresi dall'architettura del messinese Filippo Juvara (1678-1736). La cupola, il campanile ed il disegno della facciata riprendono alcuni particolari della basilica di Superga.

All'interno sono conservati un crocefisso ligneo del XVIII secolo, sistemato sull'altare maggiore e probabile opera di Santi Siracusa, e alcune tarsie marmoree provenienti dalla chiesa medievale preesistente e qua ricomposte nel 1962.

Degno di nota è il quadro dipinto su tavola raffigurante la Madonna dell'Itria tra i Santi Pietro e Paolo. Attribuito ad Antonello Riccio, è stato recentemente donato da un privato (1981) alla chiesa.

Interessanti sono il pulpito settecentesco in marmo bianco, intarsiato di marmi gialli e rossi e ornato da cherubini e decorazioni fogliacee, e un altare di gusto barocco, fregiato dallo stemma della famiglia Di Giovanni e rivestito da tarsie marmoree su fondo blu. Essi provengono dalla distrutta chiesa di San Giovanni  di Malta (area dell'attuale Prefettura).

Di recente realizzazione sono le tele dipinte da Domenico Spadaro (Santa Teresa del Bambino Gesù e l'Immacolata Concezione), Salvatore Russo (Santa Caterina tra i filosofi e il Sacro Cuore), Salvatore Cascone (un' Addolorata) e Giovanni Di Natale (San Gregorio Magno).

- di Aurora Smeriglio -

Originariamente edificata dai padri cappuccini nel 1888, distrutta poi dal terremoto del 1908, fu ricostruita e riaperta al culto nel 1909.
Di dimensioni insufficienti a contenere gli innumerevoli fedeli, su progetto dell' Ing.Trifiletti, fu ricostruita nel 1924 sul colle dell'Uliveto a nord del torrente Boccetta, in una posizione panoramica, dominante le bellezze dello stretto.

Nel 1933, il giorno della sua riapertura al culto, Mons. Paino donò alla chiesa una campana di 16 tonnellate.

Durante la seconda guerra mondiale, a causa dell'esplosione di numerosi  ordigni bellici, l'abside e la navata centrale sprofondarono, mentre quasi tutte le strutture portanti resistettero. A fine conflitto furono nuovamente ricostruite su progetto dell'architetto Filippo Rovigo.

Fu riconsacrata al culto il 28 aprile 1951 dall'arcivescovo Coadiutore Mons. Guido Tonetti.

Una grande scalinata in pietra calcarea, a doppia rampa, la collega con la circonvallazione e le conferisce un incantevole effetto  spettacolare.

Un mosaico della Madonna del Rosario di Pompei spicca sulla facciata esterna, mentre al suo interno, entrando a sinistra si trova un altarino del 1866 in legno intarsiato e dedicato a San Michele Arcangelo.

Sull'altare maggiore, in stile gotico, fa da piedistallo  il gruppo statuario in legno della Vergine del Rosario col Bambino, con i Santi Domenico e  Caterina ad opera degli artigiani di Ortisei.

Alle pareti sono affissi quindici grandi dipinti di Padre Dionigi di Adrano, rappresentanti i Misteri del Rosario.

- del Rettore della Parrocchia di S.Camillo -

 

Dedicata a San Camillo de' Lellis, fondatore dell'Ordine dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi (Camilliani o Crociferi) è ubicata in  Viale Principe Umberto n° 71 sulla Circonvallazione nella zona urbana Torre Vittoria - Arcipeschieri.

Nel dicembre del 1599 P. Francesco Antonino Nigli, che fu provinciale dei Padri Crociferi in Sicilia e più tardi terzo Generale dell'Ordine, proveniente da Napoli e diretto a Palermo insieme ad un suo confratello, approdato a Messina fu costretto da un fortunale a fermarsi nella città del Peloro.

In attesa di poter riprendere il viaggio, i due religiosi, così come erano soliti fare ovunque avevano avuto occasione di fermarsi, si recarono, secondo le istruzioni del loro Santo Fondatore, nell'ospedale cittadino per esercitare il loro ministero. Il gesto attirò la simpatia dei cittadini che li costrinsero a restare, cosa che fecero volentieri dopo aver avuto il consenso da parte di S. Camillo.

Sulle prime presero in affitto una casa, quindi ne acquistarono un'altra, dirimpetto alla Chiesa di San Pietro dei Pisani, aprendovi anche una chiesa che dedicarono alla Madonna ponendola sotto il titolo di "Regina Coeli". Qui venne due volte lo stesso S. Camillo suscitando nella città una larga messe di vocazioni per il suo Ordine.

La Chiesa Regina Coeli però risultava angusta sicchè i PP. Crociferi avviarono delle trattative con l'Arcivescovo e con il Capitolo, che godeva del patronato sulla Chiesa di S. Pietro dei Pisani, per poter addivenire ad una permuta tra le due Chiese.
Fu così che nel 1606 i PP. Crociferi presero possesso della nuova sede.

Nel muro esterno della Chiesa di S. Pietro vi era sistemata una venerata icone della Madonna che i Padri si affrettarono a portare all'interno e le dedicarono una cappella sotto il titolo di Madonna della Salute (Placido Samperi, Iconologia della Gloriosa Vergine Maria, Messina 1644, pp. 197-198).

La Chiesa, posta in luogo centrale della Città, si affacciava sulla Via degli Argentieri, era prospiciente il Palazzo del Municipio e la via che le correva sul lato destro, portava il nome di S. Camillo, nome che conserva a tutt'oggi anche se i due tracciati non coincidono perfettamente.


Detta chiesa, insieme al convento dei Padri Crociferi, fu confiscata a seguito delle leggi eversive del 1866/1870 e, nel 1880, fu demolita per fare posto, sulla stessa area, alla costruzione del Palazzo della Camera di Commercio ed Arti, opera degli architetti Giacomo Fiore, Giuseppe Munagò e Giuseppe Lo Bruto distrutta poi dal terremoto del 1908.

Nella ricostruzione della Città, dopo il tremendo terremoto, l'area fu assorbita dal grande complesso del nuovo Palazzo Municipale progettato dall'Arch. Zanca.
Tre anni prima del terremoto, però, i Padri Crociferi o Ministri degli Infermi come essi preferirono chiamarsi, erano tornati a Messina, su invito dell'Arcivescovo D'Arrigo che aveva assegnato loro i locali e la Chiesa di Gesù e Maria delle Trombe sull'omonima via che incrociava con la Via dei Monasteri.

Qui li colse il terremoto mietendo tre vittime... (cfr. DOMESTICUM. periodico mensile Camilliano, anno 1905 pag. 225; anno 1909 pag. 33 e ss.).
L'Arcivescovo D'Arrigo offrì allora ai superstiti una baracca di fronte alla Chiesa del S. Cuore, nella Via Felice Bisazza, dove essi rimasero in attesa di migliore sistemazione.

Frattanto i Camilliani si davano da fare per reperire l'area opportuna per la costruzione di una nuova Chiesa e di una casa ed il 16 agosto 1921 firmarono l'atto di acquisto del primo lotto di terreno, situato a monte della Circonvallazione, nell'Isolato 238 del nuovo piano regolatore, dove più tardi sarebbe sorta l'attuale Chiesa di S. Camillo, dando subito mandato all'ing. Antonino Marino per la progettazione. Altro terreno veniva successivamente acquistato da Mons. Paino.

In documenti però, vedi Cronaca del marzo 1927 manoscritto in possesso della Comunità Camilliana, si deduce che l'area per la costruzione della chiesa e della casa nell'isolato 238/A del P.R. di Messina, fu donata da Domenico Bensaja, in qualità di usufruttuario e dalla figlia Antonietta in Anelli quale proprietaria, tanto che, costruita la chiesa, i PP. Camilliani provvidero, al momento dell' inaugurazione a scoprire la seguente lapide-ricordo collocata nella navata destra sopra la porta di ingresso alla Sacrestia:


D. O. M.
AD ESALTARE IL RICORDO
DI CAMILLO DE LELLIS
NELLA CITTA' CHE LO VIDE
SOLDATO E SACERDOTE
LA PIETA' CONCORSE DI DUE ARCIVESCOVI
MONS. LETTERIO D'ARRIGO
E MONS. ANGELO PAINO
IDEATORE IL PRIMO
MUNIFICO COSTRUTTORE IL SECONDO
DI QUESTO TEMPIO
SORTO SUL SUOLO
CHE
DOMENICO BENSAJA
E LA FIGLIA ANTONIETTA IN ANELLI
AL SANTO DEVOTISSIMI ASSEGNAVANO
I RR. PP. MINISTRI DEGLI INFERMI

PERENNEMENTE GRATI

NEL GIORNO DELL'INAUGURAZIONE 31 - 7 - 1932


La Chiesa veniva inaugurata nel 1932 e nel maggio del 1934 i Camilliani prendevano possesso della nuova casa. Nel 1948 aprivano la Casa di cura S.Camillo e successivamente l'ampliavano acquistando nuovo terreno.

Nel 1965, con decreto Arcivescovile del 1 ° Gennaio la chiesa veniva elevata a Parrocchia e nel 1967, con decreto del Presidente della Repubblica del 20 ottobre otteneva il riconoscimento civile. Il complesso Parrocchiale S. Camillo, affidato pleno jure, in perpetuum ad nutum Sanctae Sedis alla comunità dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi (Camilliani) in Messina, sorge a monte della Circonvallazione sull'area dell'isolato 238/a del P.R. della Città ed occupa una superficie di oltre 3.000 mq.
L'area fu acquistata in vari tempi.

Note storiche ed architettoniche

II progetto della Chiesa, per incarico dei Camilliani, è stato redatto dall'Ing. Antonino Marino subito dopo il primo acquisto del terreno, ed approvato dal Consiglio Superiore del Ministero dei LL.PP. con voto del 31 luglio 1924 N. 2390, con una previsione di spesa di lire 920.000. Ma i lavori potevano essere iniziati solo il 1 ° febbraio 1928, dopo che l'Arcivescovo Paino se ne assunse l'onere. Il costo complessivo dell' opera, dopo una perizia suppletiva fu di lire 1.311.622,60 ed i lavori furono condotti dalla ditta Lorenzo Interdonato. Furono terminati il 21 Settembre 1931 e collaudati i124 gennaio 1936. Un altro finanziamento per la costruzione della Casa della Comunità, poi adibita anche a clinica, si ebbe nel 1933, per l'importo di lire 245.549,06.
La costruzione fu condotta con fondazioni continue e intelaiature di montanti e colonne in cemento armato collegati da correnti di base e da travi all'altezza i m. 5,50 e al coronamento delle navate, pure in cemento armato: tamponamenti di mattoni pieni e malta ordinaria . La copertura fu realizzata con incavallature di cemento armato, correnti e arcarecci in legno.

II complesso architettonico si presenta a forma rettangolare di m. 26x14 ripartito in tre navate a mezzo di colonne, con appendice del presbiterio che fa quasi parte a sé. L'altezza è di m.13 nella navata centrale è di m. 10 in quelle laterali. Il prospetto si ispira a linee romaniche classicheggianti mentre l'interno è piuttosto barocco. Il progettista giustificò questo contrasto con l'intento di utilizzare all'interno le belle paraste intarsiate e i ricchi altari della distrutta Chiesa di S. Anna, che P. Indelicato, superiore dei Crociferi al tempo del terremoto, aveva recuperato.
"La Chiesa e il Monastero di S. Anna sorgevano su via dei Monasteri (oggi approssimativamente Via 24 Maggio) in posizione sopraelevata e ad essa si accedeva attraverso una scalinata di 28 gradini, pressappoco la stessa che ancor oggi porta il nome di S. Anna tra via 24 Maggio e via dei Templari. Era ricca di marmi e splendidamente affrescata da Pio Fabio Paolini, udinese, dai fratelli Filocamo e Antonio La Fauci. La sua area è oggi occupata dall'Isolato 254".

Prima del terremoto c'era a Messina anche un'altra Chiesa dedicata a S. Anna nel Corso Cavour, là dove oggi sorge l'Isolato 267, essa era sede della Parrocchia S. Lorenzo ( Cfr.: Messina e dintorni, guida a cura del Municipio, Messina 1902, p. 326; T. ELLEVA, La provincia di Messina pp. 368 e 468).


Note architettoniche
La chiesa ha tre navate e conserva diverse opere di valore artistico. La costruzione fu realizzata su un piano elevato di circa 6 metri a monte della Circonvallazione. La zona contigua alla strada, per una fascia di m. 6 circa, secondo le norme del Piano Regolatore è stata lasciata libera e in essa sono state ricavate le scalinate di accesso alla Chiesa.


a) ABSIDE SINISTRA:
- Altare in marmo policromo con la Statua del S. Cuore di Gesù, (legno colorato; alta circa 2 metri) con porta del Tabernacolo in argento lavorato ed affresco raffigurante due cervi alla fonte;
- candelieri in ottone brunito


b) ABSIDE CENTRALE:
- L'altare maggiore in marmo decorato con tarsie policrome, culmina con un quadro ad olio raffigurante "la gloria di San Camillo"; la porta del Tabernacolo è in argento ed oro cesellato adornato con candelieri in legno dorato.
- L'altare coram pupulo in marmo con pannelli policromi con Crocifisso laterale su croce in legno dorato.
- Ambone in marmo pregiato policromo, proveninete dal Museo regionale di Messina;
- Fonte battesimale in marmo pregiato policromo, proveninete dal Museo regionale di Messina.

c) ABSIDE DESTRA:
- Altare in marmo policromo con la Statua di S. Antonio di Padova () ed affresco con tre Angeli rappresentanti la Castità, la Sapienza e la Carità;
- candelieri in ottone brunito ben conservati.

d) NAVATA SINISTRA:
- Cappella di S. Giuseppe: quadro ad olio raffigurante il Trapasso di S. Giuseppe assistito dalla Madonna e da Gesù; candelieri in legno dorato
piccoli lampadari a goccia (ninfe)
- Cappella del Crocifisso:
altare in marmo policromo; grande Crocifisso in legno con la statua della Madonna Addolorata. Nella navata sono conservati:
a) quadro ad olio su tela raffigurante Gesù condannato;
b) quadro ad olio su tela raffigurante S. Camillo soldato

e) NAVATA CENTRALE
- Cantoria: quadro ovale ad olio su tela di forma ovale, raffigurante la Madonna del Buon Consiglio, S. Antonio e S. Gennaro, donato dal Sig. Giovanni Famà nell'anno 1987.


f) NAVATA DESTRA

- quadro ad olio raffigurante la Madonna della Lettera, dono del Sig. Giovanni Famà, nell'anno 2006;
- quadro ad olio su tela raffigurante San Camillo ai piedi della "Pianticella" simboleggiante l'Ordine Camilliano al tempo del Fondatore, irrorato dal sangue di Gesù.
-Cappella Madonna della Salute:
-Altare in marmo policromo con quadro ad olio della Madonna della Salute in cornice artisticamente lavorata di colore oro e di ottima conservazione in essa è incastrato un candeliere;
- ninfe in argento finemente lavorato con  luci e di ottima conservazione; candelieri in ottone dorato di ottima fattura e conservazione.
- quadro dell'Annunciazione di ottimo pregio.
- quadro della Visitazione di ottimo pregio Lunetta con affresco rappresentante la Natività di Maria
Cappella di San Camillo:
- Altare in marmo policromo sormontato da nicchia contenente la Reliquia del Cuore di S. Camillo su - un Tronetto, con rose e gigli in argento e oro e portafiori in bronzo dorato, con fiori di velluto dono del Sig. Giovanni Famà.
- Statua di S. Camillo che soccorre un ammalato;
- candelieri in ottone dorato di ottima fattura e conservazione;
- ninfa;
- quadro del Beato Enrico Rebuschini;
- quadro del Beato Luigi Tezza.
- Reliquie di S. Camillo: Uno sperone; una berretta sacerdotale; resti di pantalone e abito talare; bende e garze utilizzate per la cura della piaga, conservate in una grande teca il legno con vetro e inferriata di protezione.

- di Aurora Smeriglio -

Sorgeva originariamente (1503 circa) in quel tratto compreso tra via San Paolo dei Disciplinanti ed il teatro Vittorio Emanuele. Fu abbattuta in seguito ai danneggiamenti del terremoto del 1783.

'attuale chiesa è sita in via Palermo, all'isolato 472. Edificata nel 1926 su progetto dell'architetto padre Carmelo Umberto Angiolini, fu inaugurata il 25 Giugno del 1932 dall'arcivescovo Angelo Paino.

In stile romanico, a pianta centrale, con forma esternamente ottagonale, ha montati al suo interno 4 altari settecenteschi provenienti da chiese abbattute dal terremoto. Le vele della volta con l'immagine dei quattro Evangelisti sono attribuite al pittore messinese Salvatore de Pasquale.

Si possono inoltre ammirare alcune recenti ceramiche di Mario Lucerna, come il Crocifisso, il Battistero, e un San Giuseppe in altorilievo, mentre una tela di Renzo Collura raffigura il Sacro Cuore di Gesù.

La torre campanaria, dotata di orologio, è alta 18 metri.

Calendario

« Ottobre 2019 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30 31