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SALVATORE QUASIMODO IL PREMIO NOBEL Invidiato dalla cultura borghese

- di Giuseppe Messina -

   Commemorare il poeta Salvatore Quasimodo a cinquant’anni dalla morte credo sia un dovere culturale. E questo si sta facendo, specie in provincia di Messina, per il piacere di chi ama la poesia e la sua in particolare.

   Lunedì 25 u. s. sono stato informato in tempo utile che nei locali del “Villino Liberty” di Barcellona Pozzo di Gotto si sarebbe tenuta una conferenza riguardante il Quasimodo e non ho potuto fare a meno di essere presente, anche perché il relatore è un carissimo amico ovvero l’eccellente emerito professore di lettere dell’università di Messina Giuseppe Rando. Inutile sottolineare che ne è valsa la pena dal momento che chi conosce Giuseppe Rando sa quanto questo riesca a cattivarsi l’attenzione con quel suo linguaggio semplice e convincente. Egli è riuscito a fare entrare l’uditorio nei meandri più intimi del personaggio Quasimodo e della sua poesia; ha parlato della prima espressione e dell’ultima e di come non vi sia una netta scissione tra il primo ed il secondo ermetismo di Quasimodo, (come certa critica ha voluto far credere non rispettando la “personalità del testo”) bensì una poco valutata o addirittura ignorata maturazione spirituale del poeta che, in verità, lascia ben chiaramente trasparire gli elementi trasportatisi dal prima al dopo, dalla gioventù alla maturazione.

QUASIMODO

   La verità è che Salvatore Quasimodo non sembra sia stato amato tanto dalla critica borghese e non solo, tanto è vero che le sue poesie, pur essendo tradotte in quaranta lingue diverse e conosciute in tutto il mondo, in Italia sembrano quasi sparite dalle antologie scolastiche.

   È da credere che tutto ciò abbia la triste origine nel fatto che il “Premio Nobel” assegnatogli dall’Accademia di Stoccolma nel 1959 sia stato inteso come un potente schiaffo ai tanti borghesi letterati del tempo, i quali non concepivano ciò che poi hanno dovuto constatare ovvero che un semplice diplomato in un Istituto Tecnico del profondo Sud, di idee comuniste, potesse assurgere a tanto onore. Sì, infatti Salvatore Quasimodo non era laureato, aveva conseguito il diploma a Jaci in provincia di Messina, ma aveva sviluppato svariati interessi di natura artistica e letteraria fino a dedicarsi alla traduzione di diversi testi greci. La laurea Honoris Causa gli è stata conferita nel 1960 dall’Università di Messina ed una seconda nel 1967 dall’Università di Oxford.

   Salvatore Quasimodo era nato a Modica, in provincia di Ragusa, nel 1901, ma poi si trasferì a Messina fino al 1919 dove ebbe l’occasione di conoscere quelli della “Lieve Brigata” di “Vento a Tindari” che sarebbero diventati grandi personaggi come Salvatore Pugliatti, Vann’Antò, Giorgio La Pira ed altri con cui stabili una profonda amicizia che duro per tutta la vita ed avrà una fondamentale importanza nella sua formazione artistica. Nello stesso anno si stabilì a Roma. Nel 1926 sposò Bice Donetti e, nello stesso anno, fu assunto come geometra al Genio Civile di Reggio Calabria per essere trasferito poi ad Imperia. A Genova collaborò con la rivista letteraria “Circoli” e nel 1932 pubblicò “Oboe sommerso”, ma la sua prima pubblicazione “Acque e Terre” risale al 1930 a Firenze, invitato dal cognato Elio Vttorini, dove ebbe occasione di conoscere diversi letterati, tra cui Eugenio Montale. Soltanto nel 1938 Salvatore Quasimodo lasciò il lavoro al Genio Civile per darsi completamente all’editoria dopo aver conosciuto Cesare Zavattini. Nel 1940 gli fu pubblicata dalla rivista letteraria “Corrente” la sua traduzione dei “Lirici Greci” e l’anno successivo fu nominato professore di letteratura italiana presso il conservatorio di musica “Giuseppe Verdi” di Milano.

   Negli anni della guerra, dal 1943 in poi tradusse alcuni canti di Catullo, brani dell’Odissea, il Vangelo secondo Giovanni che furono pubblicati nel 1945.

   Dopo la morte della moglie Bice Donetto avvenuta nel 1946, nel 1948 sposò la danzatrice Maria Cumani, divenne curatore di una rubrica sul settimanale “Il Tempo” e nel 1949 pubblicò  “La vita non è un sogno”, nel 1950 gli fu assegnato il premio “San Babila” e nel 1953 il premio “Etna - Taormina”. Nel 1958 ottenne il premio “Viareggio” con “La Terra Impareggiabile”, prima di recarsi in Unione Sovietica dove fu colpito da un grave infarto che superò, tanto che, dal 1960 al 1968, poté viaggiare in Europa ed in America per partecipare a conferenze e recital delle sue poesie.

Il grande poeta, fu colto dalla morte dopo essere colpito da un ictus mentre presiedeva, ad Amalfi, ad un premio di poesia.

Ultima modifica il Mercoledì, 27 Giugno 2018 19:06
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