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ALFANO: MUSUMECI, UCCISO PERCHE' CRONISTA SCOMODO

"L’8 gennaio di 25 anni fa la mafia uccideva il giornalista Beppe Alfano, al quale mi legava una sincera amicizia e una comune militanza politica. Egli fa parte di quella schiera, purtroppo lunga, di giornalisti siciliani uccisi solo perché facevano il loro lavoro: informare senza veli e senza piegarsi a pressioni e condizionamenti".

Lo afferma, in una nota, il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci.

"Nelle sue cronache sulle tv locali e sul quotidiano del quale era corrispondente, Alfano - continua -  era una ‘penna scomoda’ e nell’ultimo periodo si era occupato della latitanza, nell’hinterland barcellonese, del boss Nitto Santapaola e di traffici di armi e droga. La giornata di oggi è importante per sensibilizzare l’opinione pubblica ed evitare che Beppe sia considerato un morto di serie B, ucciso dal piombo e seppellito dalla memoria. La libertà di stampa - conclude - va difesa, ogni giorno, da tutti i cittadini che hanno il diritto di avere un'informazione libera e democratica".

Fabio De Pasquale

Regione Siciliana

Portavoce del presidente

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