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DISEGNI E SCULTURE DEL ‘900

- di Maria Teresa Prestigiacomo -

Firenze. A Piazza San Felice, 10/r Aperta tutti i giorni 9.00 – 19.00 una mostra particolare di maestri dell'arte Italiana; in coincidenza con la Biennale di Firenze, la Galleria del Laocoonte di Roma, specializzata in arte italiana del primo ‘900, vuole doppiare il successo che due anni fa ha salutato la sua esposizione fiorentina tenutasi presso lo Studio Pio Fedi in via de’ Serragli, mostra che ebbe per soggetto “Cartelloni e Copertine”, ovvero una collezione di bozzetti originali per la pubblicità e l’editoria prodotti in Italia dal 1900 al 1950.

La mostra di quest’anno si terrà invece, in amichevole collaborazione con Alessandro Marletta, presso la Galleria Marletta in Piazza S.Felice 10, proprio all’angolo di Via Maggio, ad un passo da Palazzo Pitti (dal 20 settembre al 1 ottobre 2017, orario 9-19). Si tratta di una esposizione antologica del disegno italiano che copre più di mezzo secolo d’arte del nostro paese, dalla Belle Époque al Secondo dopoguerra, attraverso le opere di una gran parte dei maggiori maestri che l’hanno più gloriosamente illustrata.

Il disegno più antico è quello di un Alberto Martini ancora giovinetto, con alberi contorti in un paesaggio già visionario (1896), le opere più recenti sono una tempera di cavalli del 1953 di Marino Marini assieme ad un simpatico cavallino schizzato dal grande scultore pistoiese nel 1950 per la Trattoria “La Colomba” di Venezia.

All’arte di Alberto Martini (1876- 1954), disegnatore d’eccezione, decadentista visionario, precursore del surrealismo, è dedicata una piccola sala, in cui spiccano per originalità alcune fantastiche e fantasticate illustrazioni per i racconti di Edgar Allan Poe (1809-1849) ed una illustrazione per Aurèlia (1934) – l’opera folle e delirante di Gèrard de Nerval – dove Martini colora di modernismo la figura di Jenny Colon, l’attrice e cantante adorata come dea dal poeta francese.

Se Martini fu un surrealista ante-litteram, surreale e giocoso fu Alberto Savinio, di cui si presenta un nucleo di quattro opere. La più grande, “Luigi XVI e Maria Antonietta”, appartiene alla serie dei “Processi”, casi giudiziari famosi della storia che Savinio illustrò da pittore e da scrittore tra il 1932 e il 1935. Oltre alle teste sorridenti pur se ghigliottinate dei reali di Francia, sormontate da vaporose parrucche rococò, la ludica fantasia di Savinio evoca anche in acquarello una “Poltromamma”, edipica rimembranza familiare in forma di mobile da salotto, un “Congedo del Figliol Prodigo” con testa di cervo al cospetto di una madre dalla bizzarra testa da uccello. Infine un bozzetto per “Tiresia”, personaggio dell’Oedipus Rex di Stravinsky, messo in scena alla Scala nel 1948.

Più numeroso il gruppo di opere di Mario Sironi (1885-1961), una quindicina tra disegni a penna, a matita e a tempera: dal futurismo, alla breve stagione metafisica del primo dopoguerra, dagli anni venti a gli anni quaranta, tra cui uno studio per manifesto cinematografico per “Scipione l’Africano” (1937), e uno straordinario e tragico “Mondo in Fiamme” del 1943.

Di Gino Severini (1883-1966) sono presenti alcuni limpidi bozzetti per i mosaici in bianco e nero idati per la Fontana Luminosa dell’E42, per il Foro Italico e per la Palestra del Duce Di Severini è anche un grande cartone per il dipinto “Concerto di Maschere” (1944).

Di Giacomo Balla, oltre a un grande olio su carta, Linee Spaziali (1920), si espongono due colorati paralumi futuristi e una straordinaria lettera con la sua busta, scritta e dipinta in stile futurista, indirizzata al conte Filippo Lovatelli.

Una parte cospicua della mostra è costituita da cartoni, cioè da disegni preparatori in scala 1:1, serviti per la realizzazione di affreschi, vetrate, e anche quadri. E’ il caso di due smisurati disegni di soldati romani di Achille Funi (1890-1972), serviti per l’affresco del Martirio di S.Giorgio nella omonima chiesa di via Torino a Milano (1931). Di Duilio Cambellotti (1876-1960) è il cartone servito per comporre la vetrata policroma che orna l’oculo della facciata del Duomo di Teramo con la Vergine ed Angeli e gigli fioriti, un compendio tra la tradizione antica e un decorativismo memore di eleganze quasi Liberty.

Due cartoni di Giulio Bargellini (1875-1936) sono serviti per il grande affresco (1926/7) che orna il Palazzo romano già dell’Istituto Nazionale delle Assicurazioni ora dell’Ambasciata degli Stati Uniti. Bargellini è un autore oggi troppo misconosciuto, per quanto attivissimo frescante in vita di Ministeri, Ville, Sale di Terme ed anche delle lunette allegoriche dell’altare della Patria. La Galleria del Laocoonte ha in preparazione una grande mostra dedicata a tutta la sua produzione grafica e si è fatta promotrice della costituzione di un archivio delle sue opere in preparazione di un catalogo generale.

Completano la mostra un grande disegno preparatorio di Edita Walterowna Broglio (1886-1977) per il suo quadro “Terrazza sul mare”, uno studio di Ubaldo Oppi (1889-1942) per un ritratto della moglie Dhely, un grande disegno giovanile di Massimo Campigli (1895-1971), Donne che filano, proveniente dalla Collezione Scheiwiller. Infine, in un grande cartone di Ottone Rosai campeggia la drammatica e poetica figura di un Giovane Crocifisso, opera di grande e patetica forza espressiva.

Davanti ai tanti multiformi esempi di disegno novecentesco si stagliano eleganti esempi di scultura del Novecento toscano, moderne, ma di gusto antico, come se nel bronzo ancora avessero la memoria delle fusioni del Rinascimento. Oltre a una Veneretta di Libero Andreotti, un nudo di Margherita e Ritratto di Greta, giovanile l’uno e maturamente poetico il secondo, esempi dell’arte di Bruno Innocenti, allievo e successore di Andreotti nell’insegnamento fiorentino. Allievo di Adriano Cecioni fu invece Giorgio Kienerk, di cui si espone il bronzeo nudo Vanità, del 1892, che fu di Pietro Mascagni. Di Quinto Martini è un altro nudo di donna, di Carlo De Veroli, Carrarese trasferitosi a Napoli, una testa di donna dove la lezione di Gemito traspare pur attraverso la liscia superfice modernista.

Dal 20 settembre al 1 ottobre 2017

Presso la Galleria Alessandro Marletta

Piazza San Felice 10/r

50125 Firenze

Da lunedì a domenica 9.00-19.00

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